Il Collegio dei chirurghi plaude allo scudo penale, ma il dibattito giuridico resta aperto
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Redazione Salute
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Il Collegio italiano dei chirurghi, rappresentante di oltre quarantacinquemila professionisti, ha espresso il suo pieno sostegno all’iniziativa del Governo che mira a introdurre in via definitiva lo cosiddetto "scudo penale" per i sanitari. La misura, approvata dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci, è stata accolta con particolare favore dal mondo della chirurgia, spesso esposto a un contenzioso giudiziario che molti definiscono ormai insostenibile.
Il provvedimento, che dovrà ora ottenere il via libera dal Parlamento, prevede che i medici possano essere perseguiti penalmente soltanto in caso di "colpa grave", escludendo quindi la responsabilità per quelle negligenze o imperizie di lieve entità che, pure, possono avere esiti tragici. Secondo Cristiano Cupelli, ordinario di diritto penale all’Università di Roma Tor Vergata, la riforma, se approvata, offrirebbe un contributo essenziale per rasserenare un clima professionale sempre più minacciato da un’ondata di procedimenti legali.
Dello stesso avviso è Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione italiana dei medici di medicina generale, il quale ha sottolineato come il disegno di legge tuteli anche la medicina di famiglia, da tempo a rischio per un contenzioso in aumento a causa degli enormi carichi di lavoro e delle carenze strutturali del sistema. La riforma, che dedica un capitolo centrale alle professioni sanitarie, rappresenta per molti la risposta a un’esigenza divenuta drammaticamente evidente durante la pandemia, quando migliaia di operatori si trovarono esposti a rischi giudiziari per decisioni assunte in condizioni di emergenza e con risorse limitate.




