Zanardi, l’addio al campione che non si è mai arreso: le condoglianze della F1 tra Miami e il ricordo di Elkann
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Redazione Sport
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L’eco del rombo dei motori, a Miami, si mescola ora a un silenzio carico di memoria. È proprio dalla Florida, quella stessa Florida che trent’anni fa fece da sfondo all’inizio di una delle parabole più straordinarie dello sport mondiale, che arrivano le prime reazioni ufficiali alla scomparsa di Alex Zanardi. Perché fu lì, all’Homestead-Miami Speedway, nel lontano 1996, che il ragazzo di Castel Maggiore – fresco di addio alla Formula 1 – si lanciò in una nuova, folle avventura nel campionato CART. Una scommessa, quella americana, che avrebbe aperto la strada a mille altre sfide, ognuna delle quali vinta con la stessa, testarda incoscienza.
Il saluto della Formula 1 e il peso di un esempio
Nel fine settimana in cui l’Hard Rock Stadium ospita la massima serie automobilistica, il presidente di Formula 1, Stefano Domenicali, non ha esitato a definire Zanardi “una forza straordinaria”. Parole pesanti, quelle di chi il circus lo conosce dall’interno e sa bene quanto fosse raro, anche solo da avversario, incrociare un pilota capace di trasmettere così tanto fuori dalle piste. E se Domenicali ne ha sottolineato la potenza interiore, John Elkann – a margine degli eventi di Miami – ha aggiunto che Zanardi “ha lasciato un segno”. Un segno profondo, che va ben oltre i giri veloci o le vittorie in rimonta: è l’impronta di chi, dopo aver perso le gambe in un incidente, ha rimesso il casco, ha imparato a usare il volante con le mani per frenare e accelerare, ed è tornato a correre. E a vincere.
Il lutto cittadino a Noventa Padovana e il ricordo della Ferrari
Non c’è solo la Formula 1, però, a piangerlo. Il sindaco di Noventa Padovana, il comune che ha avuto “l’onore” di annoverarlo tra i suoi cittadini, ha annunciato lutto cittadino per il giorno del funerale. “Mi sono messo a disposizione della famiglia – ha dichiarato – con il dovuto rispetto che si deve a situazioni come questa”. Saranno i parenti, ha precisato, a decidere data, luogo e forma delle esequie. Nel frattempo, il cordoglio si allarga a macchia d’olio. La Scuderia Ferrari HP, nonostante Zanardi non abbia mai corso per il Cavallino – anzi, ne fu spesso avversario – ha voluto comunque ricordarlo: “Pilota di razza e persona fuori dal comune”, si legge in una nota, “è stato di ispirazione a molti. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia e ai suoi cari”. Un gesto che dice molto del rispetto guadagnato sul campo, ma anche oltre.
Pancalli e la lezione dei limiti superati
Nel registro dei ricordi si inserisce anche la voce del mondo paralimpico, che di Zanardi ha fatto un simbolo assoluto. Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, lo ha descritto come “grande atleta e uomo infinito”, uno che “ci ha insegnato a superare i limiti”. Non una retorica, nel suo caso: Zanardi aveva trasformato la disabilità in una nuova forma di potenza, vincendo medaglie d’oro alle Paralimpiadi nel paraciclismo, dopo essere sopravvissuto a un incidente che avrebbe spezzato chiunque altro. La Federazione Italiana Tennistavolo, col presidente Renato Di Napoli, si è unita al cordoglio ricordando “una figura che ha saputo incarnare i valori più autentici dello sport”. E se il mondo dell’atletica, dell’automobilismo e del ciclismo si fermano, lo fanno non solo per un campione, ma per qualcuno che ha offerto una lezione continua: mai accettare l’idea che un limite sia definitivo.




