Ucraina, la guerra prosegue. Fallisce tentativo dei volenterosi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Roma, 11 giugno. La guerra in Ucraina ha superato in durata la Prima Guerra Mondiale, un traguardo tragico che trasforma in macigno quelle che all'inizio, forse, sembravano solo previsioni affrettate. Il conflitto, iniziato con l'invasione russa del febbraio 2022, ha raggiunto oggi 1.569 giorni, superando i quattro anni e tre mesi che segnarono l’inferno di trincea nel cuore dell’Europa.

Quando il presidente russo Vladimir Putin ordinò l’ingresso delle truppe, Mosca riteneva che il paese sarebbe caduto in pochi giorni; e invece, quella che doveva essere una marcia trionfale si è trasformata in una logorante guerra di posizione. Sul fronte diplomatico, non sembra dare frutto la mossa dei tre paesi cosiddetti volenterosi – Francia, Germania e Regno Unito – i cui ambasciatori hanno avuto colloqui oggi a Mosca, ricevendo però una risposta gelida da parte del Cremlino.

Il fallimento della mediazione europea e le accuse di Mosca

L’azione coordinata dei diplomatici di Parigi, Berlino e Londra, presentatasi presso il ministero degli Esteri russo come un tentativo di riaprire un canale di mediazione, si è infratta contro la dura intransigenza russa. La portavoce del ministero, Maria Zakharova, ha attaccato frontalmente l’iniziativa, definendo le condizioni di pace dei tre paesi come “chiaramente inaccettabili”.

La Russia, che accusa l’Europa di voler unicamente alimentare il conflitto aumentando la produzione di armi, considera i singoli stati europei non credibili in quanto direttamente schierati nel sostegno militare a Kiev. Si tratta di un tentativo di “diplomazia europea” accelerato anche dal progressivo distacco dell’amministrazione Trump; per il Cremlino, infatti, l’unico vero tavolo di trattativa resta quello diretto con la Casa Bianca, mentre i “volenterosi” vengono liquidati come portatori di una politica distruttiva.

Il rischio concreto della proliferazione di armi sul mercato nero

Mentre la diplomazia arranca, a preoccupare le cancellerie europee è un’altra emergenza silenziosa, quella legata alla dispersione degli armamenti. Le armi fornite in grandi quantità all’Ucraina rischiano di finire sul mercato nero europeo, riproponendo lo scenario già visto nei Balcani negli anni Novanta. Lo ha denunciato il quotidiano tedesco Berliner Zeitung, citando dati dell’intelligence provenienti da sindacati di polizia e istituti di ricerca.

Secondo il giornale, alcune delle armi inviate ai paesi balcanici dopo il crollo della Jugoslavia sono successivamente finite nelle mani di cartelli della droga, bande motociclistiche e gruppi terroristici attivi in grandi città europee come Marsiglia, Berlino e Bruxelles. Non si tratta solo di un timore teorico: munizioni NATO calibro 5,56 mm e fucili d’assalto modificati, riconducibili a partite consegnate a Kiev, sono già stati sequestrati in Spagna e Ungheria.

L’agenzia europea Europol aveva lanciato l’allarme già nel maggio 2022, eppure, come denunciano gli esperti, manca ancora una banca dati comune con i numeri di serie per tracciare i caricamenti, rendendo di fatto impossibile un controllo sistematico.

Il superamento della soglia dei 1.569 giorni

Da una scintilla, talvolta, si scatena un incendio immane. È una di quelle frasi che restano attaccate alla memoria, quando si studiava la storia sulle enciclopedie illustrate per ragazzi: le immagini disegnate mostravano l’attentato di Sarajevo all’arciduca Francesco Ferdinando e poi le sofferenze dei soldati in trincea. La didascalia e quell’aggettivo, immane, sottolineavano l’enormità dell’accaduto, un massacro senza senso e senza una vera causa che non fosse un pretesto, qualcosa che mai più sarebbe dovuto accadere nel cuore dell’Europa.

E invece, questo record storico non solo è stato raggiunto, ma la fine non è a portata di mano. Gli storici militari sottolineano come entrambi i conflitti abbiano introdotto tecnologie rivoluzionarie – gli aerei e i carri armati un secolo fa, i droni oggi – rendendo la guerra più brutale che mai. In Ucraina, le tradizionali reti di trincee hanno lasciato posto a bunker sotterranei e a una “zona di morte” sorvegliata costantemente dall’alto, dove la sopravvivenza del singolo soldato dipende dalla capacità di rendersi invisibile ai velivoli senza pilota.

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