Nuovo piano Usa-Ue per l'Ucraina, Mosca respinge al mittente
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Redazione Esteri
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Mentre Kiev, nella notte, è stata nuovamente colpita da attacchi che, secondo le autorità locali, hanno preso di mira in modo sistematico le infrastrutture energetiche, la diplomazia occidentale lavora a un nuovo disegno per la pace. Si tratta di un piano articolato in diciannove punti, una versione più snella rispetto ai ventotto iniziali, che rappresenta la risposta europea a una precedente proposta americana, giudicata da molti come eccessivamente conciliante verso Mosca. La contrapposizione tra i due schemi, quello statunitense e quello Ue, delinea due filosofie profondamente diverse: da un lato, si propone una soluzione che implicherebbe, sebbene con garanzie di sicurezza, la cessione di territori e limitazioni militari per Kiev; dall'altro, si spinge per un ingresso nell'Alleanza Atlantica e per forme di difesa illimitate, elementi che costituiscono il cuore del cosiddetto contro-piano europeo.
I punti di frizione e la tecnica negoziale
Proprio quei passaggi politicamente più sensibili, quelli che toccano il futuro assetto geopolitico della regione, sono stati per il momento lasciati volutamente in sospeso, racchiusi tra parentesi nel documento in attesa di una decisione finale che spetterà direttamente a Volodymyr Zelensky e a Donald Trump. Alcuni osservatori, per interpretare l’approccio dell’amministrazione americana, hanno citato un vecchio best seller del presidente, “L’arte di fare affari”, nel quale si teorizza l’utilità di iniziare una trattativa con una posizione estrema, quasi oltraggiosa, per disorientare l’avversario e guadagnare terreno. Una metodologia che, se applicata alle delicate e complesse dinamiche del conflitto, spiegherebbe la genesi di alcune proposte iniziali, ora parzialmente corrette dall’intervento europeo.
Il lavoro dietro le quinte e i tempi stretti
I negoziati procedono dunque a ritmo serrato, con i tecnici americani, ucraini ed europei al lavoro per rifinire ogni comma del testo. L’obiettivo, in linea di principio, rimane quello di rispettare la scadenza originariamente auspicata, che cade giovedì 27 novembre, anche se non si esclude uno slittamento di sette giorni. Intanto, dalla Casa Bianca il portavoce ha voluto trasmettere fiducia, definendo Trump “fiducioso e ottimista” riguardo al processo, pur specificando che al momento non è in programma un incontro faccia a faccia tra i due leader. Da parte ucraina, Zelensky ha riconosciuto che nel nuovo piano di pace americano sono presenti “molti aspetti giusti”, un cauto apprezzamento che non nasconde le profonde differenze ancora esistenti.
La reazione di Mosca e il contesto bellico
Sul fronte opposto, la reazione del Cremlino non si è fatta attendere e si è concretizzata in un netto rifiuto verso il piano occidentale, considerato inaccettabile nei suoi presupposti fondamentali. Una chiusura che risuona, cupa, insieme al fragore delle esplosioni che continuano a martoriare il suolo ucraino, giunto ormai al suo millesimo trecentosettantunesimo giorno di guerra. Un conflitto le cui sorti, oggi più che mai, sembrano legate non solo alle operazioni sul campo, ma anche alla capacità di trovare una composizione tra visioni strategiche così distanti, dove la partita si gioca su dettagli tecnici e su una ferrea volontà politica.




