Edoardo Bove torna in campo a distanza di 440 giorni dal malore: esordio con il Watford in Championship
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Redazione Sport
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Quattrocentoquaranta giorni dopo quell’1 dicembre 2024 che sembrava aver messo la parola fine a una carriera iniziata sotto i migliori auspici, Edoardo Bove è tornato a calcare un rettangolo verde indossando la maglia numero 15 del Watford. È successo sabato pomeriggio nel corso della trentaduesima giornata di Championship, la serie B inglese, quando il tecnico belga degli Hornets, Edward Still, ha deciso di gettarlo nella mischia al minuto ottantaseiesimo della sfida in trasferta contro il Preston North End, un match poi terminato sul risultato di due a due -1-2. Subentrare al marocchino Imran Louza per disputare i quattro minuti regolamentari più i sette di recupero concessi dal direttore di gara può apparire, a uno sguardo superficiale, un esordio di scarso rilievo statistico, ma rappresenta invece il coronamento di un percorso umano e sportivo tortuoso e complesso che ha portato il centrocampista romano, classe 2002, a lasciare l’Italia per trasferirsi oltremanica -3-5.
Il calcio italiano, con il suo protocollo rigoroso in materia di medicina sportiva, aveva infatti chiuso le porte a Bove dopo l’impianto di un defibrillatore cardiaco sottocutaneo, dispositivo che gli salva la vita ma che, secondo le normative vigenti in Italia, impedisce di ottenere l’idoneità agonistica per il professionismo -4-7. Una situazione diametralmente opposta a quella riscontrata nel Regno Unito, dove le regole consentono di scendere in campo con questo genere di protezione, esattamente come accadde in passato per il danese Christian Eriksen, un paragone che lo stesso Bove ha avuto modo di evocare nei mesi scorsi -5. Rescisso il contratto che lo legava alla Roma, suo club di provenienza, il giovane ha firmato un accordo quinquennale con il Watford, legandosi alla società di Hertfordshire fino al 2031 ma con una clausola che gli consentirebbe di compiere il salto in Premier League qualora si presentasse l’occasione giusta -1-2.
Al termine dei novanta minuti del Deepdale Stadium, Bove ha rilasciato dichiarazioni intrise di emozione, sottolineando come il calore ricevuto in questi lunghi mesi di assenza dai campi – non soltanto dai tifosi della Roma ma anche da appassionati di tutto il mondo – abbia rappresentato una spinta fondamentale per non mollare -1. «È una sensazione molto bella sentire di nuovo il campo», ha raccontato l’ex giocatore della Fiorentina (era in prestito alla Viola nella stagione del malore) davanti ai microfoni, parole che restituiscono l’immagine di un ragazzo che ha dovuto lottare contro qualcosa di più grande di un semplice infortunio muscolare o di un calo di rendimento atletico -5. Il suo percorso di reinserimento nel Watford era iniziato a gennaio, con l’arrivo in Inghilterra e un graduale lavoro atletico per ritrovare la forma dopo quattordici mesi di stop forzato; un lavoro certosino, svolto inizialmente in solitudine quando ancora era sotto contratto con i giallorossi, e che gli ha permesso di raggiungere in tempi relativamente brevi la condizione necessaria per essere convocato -1-2.




