La Lega attacca Macron, mentre la Meloni cerca di disinnescare la polemica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In un contesto internazionale già di per sé teso, caratterizzato dalle ripetute critiche di Donald Trump verso Zelensky e dalla decisione del presidente polacco di bloccare l’accesso ucraino a Starlink, le possibilità di una pace – o anche solo di un cessate il fuoco duraturo – appaiono sempre più remote. È in questo clima che va inquadrata l’uscita, un po’ estemporanea, del ministro degli Esteri Antonio Tajani sull’eventualità di un contributo italiano a una missione di sminamento nel Mar Nero, un’ipotesi avanzata con molta cautela e subito circoscritta a funzioni di puro supporto.

Proprio mentre la diplomazia cerca una difficile quadratura del cerchio, l’ennesimo attacco della Lega al presidente francese Emmanuel Macron rischia di aprire un nuovo fronte di tensione. La definizione «attaccati al tram», rivolta al leader d’Oltralpe e già utilizzata in passato da Umberto Bossi, ha infatti scatenato un putiferio, sebbene molti osservatori – e non solo italiani – la ritengano piuttosto mite per gli standard, ormai deteriorati, del linguaggio politico contemporaneo.

A sorpresa, una parte dell’opinione pubblica francese, stando alla mole di commenti su articoli come quelli del «Figaro», sembra aver dato implicitamente ragione a Matteo Salvini, comprendendo la critica – per quanto spinosa – alle posizioni interventiste di Macron, il quale ha più volte ventilato l’ipotesi di un invio di truppe europee in Ucraina. Le divergenze in seno alla maggioranza, tuttavia, non hanno tardato a emergere, con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha immediatamente impartito l’ordine di disinnescare il «caso», considerato controproducente.

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