Anac, via libera a Malagò in Figc. «Ho sempre sostenuto la correttezza della mia posizione, ora ognuno giudichi l'accaduto»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nessuno può fermare più l'inarrestabile ascesa di Giovanni Malagò alla guida del calcio italiano. L'attesa vittoria di ieri, sancita dal parere dell'Autorità nazionale anticorruzione, è il preludio dell'ennesimo trionfo per l'ex presidente del Coni, che vede così spalancarsi le porte di Viale del Foro Italico in vista delle elezioni di lunedì 22 giugno.

L'Anac, con un pronunciamento che arriva al fotofinish della corsa elettorale, ha infatti neutralizzato l'ultimo ostacolo che si frapponeva alla sua candidatura, chiudendo definitivamente il fronte di incertezza legato al cosiddetto pantouflage, ovvero il divieto per gli ex dirigenti pubblici di transitare verso enti privati su cui avevano esercitato poteri di vigilanza.

L'interpretazione dell'Anac sul pantouflage

La questione, sollevata da un'interrogazione parlamentare del senatore leghista Roberto Marti e successivamente demandata al ministro dello Sport Andrea Abodi, aveva gettato un'ombra sulla regolarità della procedura, ipotizzando una possibile incompatibilità per l'ex numero uno dello sport italiano, in carica al Coni fino al giugno del 2025. il ministro, dopo aver ricevuto risposta negativa dal Collegio di Garanzia del Coni che aveva declinato la propria competenza in materia, aveva fatto appello all'Anac per ottenere un chiarimento formale, nella speranza di garantire la certezza del diritto prima del voto.

La risposta dell'Autorità, presieduta da Giuseppe Busia, è stata netta e senza appello: l'incarico di presidente della Figc, così come quello di membro di organi collegiali degli enti privati, non è riconducibile a un rapporto di collaborazione, di consulenza o di impiego, presupposti indispensabili per l'applicazione delle norme sulle incompatibilità successive.

Il parere, nel citare l'articolo 29-bis della legge n. 262/2005, ha chiarito che la ratio della norma sul pantouflage, introdotta per prevenire il fenomeno delle "porte girevoli" e potenziali conflitti d'interesse, non trova applicazione nel passaggio tra i vertici del Coni e quelli della Figc. L'Anac ha infatti evidenziato come, nel caso di specie, difetti uno dei presupposti fondamentali previsti dall'articolo 3, comma 3-bis, del decreto-legge n. 25/2025, rendendo superfluo qualsiasi esame ulteriore sui requisiti specifici.

La decisione, che ha spazzato via ogni dubbio sull'eleggibilità di Malagò, si basa su un'interpretazione letterale della disposizione, escludendo che la carica di presidente di una federazione sportiva possa essere equiparata a un rapporto di lavoro subordinato o di consulenza, categorie per le quali il divieto è espressamente previsto.

La reazione del candidato e lo scenario politico

Interpellato dall'ANSA, Giovanni Malagò ha accolto con soddisfazione il verdetto, ribadendo la sua posizione e quella di tutti i soggetti ai quali si era rivolto in precedenza per un parere: «Ho sempre sostenuto la correttezza della mia posizione nel merito», ha dichiarato, sottolineando di essersi confrontato con undici diversi esperti, i quali avevano tutti escluso l'esistenza di problemi.

«Ognuno adesso può giudicare l'accaduto», ha aggiunto, dimostrando la serenità con cui affronta la tornata elettorale che lo vede ormai favorito sullo sfidante Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega nazionale dilettanti. Con il via libera dell'Anticorruzione, la strada verso la poltrona di presidente della Federcalcio è ormai spianata per Malagò, che può contare su un sostegno trasversale proveniente da quasi tutta la Lega Serie A, la Serie B e le rappresentanze di calciatori e allenatori.

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