Parigi bronzo, Franzoni argento: la Stelvio regala la tempesta azzurra

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Cento chili di felicità, che scendono veloci come la neve che ha forgiato la sua carriera: Dominik Paris, il carabiniere della Val d'Ultimo, ha conquistato il bronzo nella discesa libera olimpica sulla pista Stelvio di Bormio, un tracciato che conosce, come si suol dire, meglio delle sue tasche. Una medaglia, quella olimpica, che si distingue per valore simbolico dalle sue numerose vittorie in Coppa del Mondo – sei nella libera e una nel superG – e che corona, con il peso dei Cinque Cerchi, una vita spesa tra freddo e verticali. Accanto a lui, in una giornata che già si annunciava storica per lo sci italiano, il lampo argenteo di Giovanni Franzoni, il ventiquattrenne di Manerba del Garda che, partito quasi in sordina, ha bruciato le previsioni costruendo un palmarès da favola in poche settimane.

Un palcoscenico di leggenda e il freno a mano degli favoriti

La Stelvio, vero e proprio santuario dello sci alpino scelto per ospitare anche le gare di sci alpinismo, ha offerto il suo volto più tecnico e spietato: con i suoi 3.442 metri di lunghezza e un dislivello che sfiora i 1.023 metri, pendenze da brivido – toccano infatti il 63% – hanno messo a dura prova i atleti, i quali hanno affrontato il tracciato con il rispetto che merita un simile monumento. Proprio per questo, nelle prove generali, molti dei grandi nomi hanno preferito una discesa di studio, quasi con "il freno a mano tirato", come evidenziato dal tempo del canadese James Crawford, primo ma senza forzare eccessivamente il ritmo.

La parabola inarrestabile del ragazzo col cerotto

Se Paris incarna l'esperienza e l'attesa coronata, la storia di Giovanni Franzoni assume i contorni di un racconto epico e fulmineo. Lui, "il ragazzo col cerotto" che fino a un mese fa navigava in una relativa oscurità, ha bruciato le tappe con una sequenza di risultati che pochi avrebbero scommesso: dopo una serie di podi in stagione, inclusi i trionfi nel superG di Wengen e in una libera particolarmente impegnativa, ha chiuso la sua cavalcata con l'argento olimpico. A Manerba, dove i maxischermi in piazza sembravano troppo piccoli per contenere l'orgoglio, si è vissuta una festa spontanea, dettata dallo stupore per un'impresa che ha superato ogni più rosea aspettativa.

La gara che ridisegna il panorama dello sci veloce

La discesa libera maschile di queste Olimpiadi, quindi, non si è limitata a decretare dei vincitori, ma ha scritto un capitolo nuovo, ridisegnando la gerarchia internazionale con l'irruzione di elementi freschi e determinati accanto ai consolidati campioni. L'assenza, in gara, degli italiani dagli allenamenti ufficiali – una scelta tattica – non ha pregiudicato l'esito, anzi, ha forse contribuito a creare quell'alone di mistero e sorpresa che poi si è materializzato sul ghiaccio. La competizione, seguita da un pubblico mondiale, ha dimostrato come il fattore gara, su un terreno così severo, possa ribaltare ogni pronostico, premiando il coraggio e la perfetta conoscenza di ogni singolo inchino del pendio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.