Addio a Raffaele Costa, l'ultimo segretario del Pli che sfidò gli sprechi con i blitz negli ospedali
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Redazione Interno
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È morto all'alba dell'11 settembre, all'età di 90 anni compiuti appena tre giorni prima, Raffaele Costa. Avvocato originario di Mondovì, in provincia di Cuneo, era stato eletto per la prima volta in Parlamento nel 1976 tra le fila del Partito Liberale Italiano, formazione della quale sarebbe poi diventato l'ultimo segretario nazionale tra il 1993 e il 1994, fino allo scioglimento.
La notizia della scomparsa è stata diffusa dal ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, che ha ricordato come Costa sia stato «un grande protagonista della politica italiana, un vero liberale impegnato nella difesa dei valori e nella lotta contro gli eccessi della burocrazia».
La carriera tra Prima e Seconda Repubblica
Nel corso della sua trentennale esperienza parlamentare, conclusasi nel 2006, Costa ricoprì numerosi incarichi di governo. Fu quattro volte ministro negli anni Novanta: alle Politiche comunitarie e regionali nel governo Amato, alla Sanità nello stesso esecutivo, poi ai Trasporti con Carlo Azeglio Ciampi e di nuovo alla Sanità nel primo governo guidato da Silvio Berlusconi. Prima ancora, nel 1979, era stato sottosegretario alla Giustizia nel governo Cossiga I.
La sua attività istituzionale si estese anche al piano locale ed europeo: fu europarlamentare dal 1999 al 2004 e presidente della Provincia di Cuneo dal 2004 al 2009. Nel 1997, candidato sindaco di Torino per il centrodestra, sfiorò l'elezione, venendo sconfitto da Valentino Castellani per meno di cinquemila voti. L'ultimo incarico risale al 2010, quando si dimise da consigliere regionale del Popolo delle Libertà per motivi di salute, ritirandosi definitivamente dalla vita pubblica.
I blitz anti-sprechi e le battaglie liberali
Il tratto che più di ogni altro ha contraddistinto la figura di Costa è stato l'impegno contro gli sprechi della macchina pubblica, condotto con metodi poco convenzionali per l'epoca. Da ministro della Sanità si rese protagonista di celebri blitz a sorpresa negli ospedali, ispezioni condotte di persona per verificare disservizi e inefficienze delle strutture. La sua azione politica si è mossa costantemente all'insegna del garantismo e del laicismo, con battaglie che spaziavano dalla semplificazione normativa alla sicurezza stradale.
Prima di dedicarsi interamente alla politica aveva fondato nel 1971 il quindicinale «Il Duemila», sulle cui pagine condusse campagne contro gli sprechi che anticiparono temi diventati poi di attualità ricorrente.
Il cordoglio delle istituzioni
Numerose le reazioni arrivate dal mondo politico e istituzionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di «un protagonista della storia del liberalismo italiano», rivolgendo un pensiero al figlio Enrico, oggi capogruppo di Forza Italia alla Camera. Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha definito Costa «un autentico campione del pensiero liberale e un pioniere nella lotta alla burocrazia», sottolineando come quella battaglia sia oggi «patrimonio comune».
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha ricordato «la passione, l'onestà, l'adesione convinta ai grandi valori dell'Occidente liberale». Il Senato ha osservato un minuto di silenzio in sua memoria nel corso della seduta.
L'eredità politica e il legame con il territorio
Nato a Mondovì l'8 settembre 1936, Costa aveva costruito la propria carriera politica muovendo i primi passi nel Partito Liberale Italiano, di cui fu vicesegretario tra il 1985 e il 1986. Dopo lo scioglimento del partito nel febbraio 1994, contribuì alla nascita dell'Unione di Centro e successivamente aderì a Forza Italia, schierandosi con Berlusconi già alle elezioni di quell'anno. Il legame con il territorio cuneese rimase sempre saldo: la sua esperienza alla guida della Provincia si concentrò sui temi delle infrastrutture e della sicurezza stradale.
La passione politica è stata trasmessa al figlio Enrico, entrato in Parlamento nel 2006 e oggi capogruppo azzurro a Montecitorio. Nelle ultime settimane Costa risiedeva in una casa di riposo del Monregalese.
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