Mattarella e la lezione sul giornalismo: "La libertà di menzogna non è rivendicabile"
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Redazione Interno
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Sergio Mattarella, nel suo intervento alla cerimonia del Ventaglio al Quirinale, ha ribadito con fermezza un principio che dovrebbe essere ovvio ma che, in tempi di disinformazione strisciante, assume i contorni di una necessaria provocazione: «La libertà di menzogna non è tra quelle rivendicabili». Parole nette, quasi spiazzanti nella loro crudezza, che hanno il merito di riportare il dibattito pubblico su un terreno spesso dimenticato, quello dei fatti. «I fatti non sono piegabili alle opinioni», ha aggiunto il presidente della Repubblica, sottolineando come il pluralismo delle voci, pur essendo un pilastro della democrazia, non possa trasformarsi in un alibi per distorcere la realtà.
Quello di Mattarella è stato un discorso che, al di là delle formule istituzionali, ha toccato nervi scoperti del nostro tempo. Senza cadere nella retorica, ha ricordato come il giornalismo libero e indipendente sia un «cane da guardia» contro gli abusi del potere, citando persino la Corte europea di Giustizia a sostegno di questa funzione. Un richiamo che suona come un monito, soprattutto in un’epoca in cui l’informazione rischia di essere piegata a logiche di parte o, peggio, a interessi specifici.
Il presidente ha poi insistito su un altro punto cruciale: il diritto dei cittadini a essere informati, non a essere manipolati. «Si affermò il valore di una stampa che offrisse la rappresentazione dei fatti, non una loro narrazione subordinata», ha detto, evidenziando come la libertà di espressione non debba mai tradursi in libertà di mistificazione. Un concetto semplice, eppure sempre più evanescente in un panorama mediatico dove le opinioni, spesso urlate, finiscono per soffocare la verità.




