Greggio e Borse: tensioni in Medio Oriente e tassi USA tengono i mercati sulle montagne russe
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Redazione Economia
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Una settimana che si apre all'insegna della volatilità per i mercati finanziari globali, con il greggio che galoppa verso l’alto e le piazze europee che faticano a trovare una direzione chiara. L'impennata del prezzo del petrolio, alimentata da un nuovo scambio di attacchi tra Stati Uniti e Iran nello strategico Stretto di Hormuz, si intreccia con le preoccupazioni per una possibile stretta monetaria della Federal Reserve, gettando un'ombra di incertezza sugli umori degli investitori.
A Milano, come del resto a Parigi e Madrid, i titoli del settore energetico brillano, sostenuti dal rally dell'oro nero, mentre il resto del listino subisce la duplice pressione di un costo dell'energia in risalita e del timore che i tassi di interesse possano rimanere più alti più a lungo.
Petrolio in fiamme per le tensioni a Hormuz
Il greggio è senza dubbio il protagonista indiscusso della giornata, con il future sul Brent che mette a segno un deciso balzo del 5,2%, attestandosi a 90,6 dollari al barile, mentre il WTI sale del 2,7% a quota 85,6 dollari.
A innescare questa corsa al rialzo sono stati gli ultimi, drammatici sviluppi militari nella regione del Golfo Persico: le forze armate statunitensi hanno condotto un attacco contro due lanciamissili iraniani posizionati sull'isola di Larak, una risposta che Teheran non ha tardato a far seguire con una rappresaglia, lanciando missili verso Aqaba e la base di Muwaffaq Salti in Giordania, dove sono schierate le truppe americane.
Questo nuovo, pericoloso escalation, che segue le recenti tensioni per il sequestro di navi petroliere, ha riacceso i timori per la sicurezza dei flussi di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, un vero e proprio collo di bottiglia attraverso il quale transita una quota significativa del petrolio mondiale, e gli operatori hanno immediatamente scontato un premio al rischio sempre più elevato.
Piazza Affari: brillano Eni, Tenaris e Saipem
Sull'onda di questo scenario, Piazza Affari ha visto una netta separazione tra i settori, con i titoli petroliferi che hanno sovraperformato ampiamente il resto del mercato. Eni, Tenaris e Saipem hanno guidato i rialzi tra i principali listini, beneficiando appieno dell'aumento delle quotazioni del greggio.
La reazione positiva del comparto energetico, che tradizionalmente trae vantaggio da un prezzo del petrolio in ascesa, è stata però controbilanciata da un sentiment più cauto e prudente per il resto delle blue chip, in particolare quelle più legate ai consumi e ai cicli economici, penalizzate sia dal rincaro delle materie prime sia dall'incertezza sulla politica monetaria.
La tendenza è stata simile anche nelle altre principali piazze europee: a Parigi, TotalEnergies è stata tra i titoli migliori, mentre a Madrid è stato il turno di Repsol, a dimostrazione di un movimento trasversale che ha attraversato tutto il Vecchio Continente.
Borse europee in bilico tra tassi e Greggio
Al netto del rally energetico, però, la seduta per le Borse europee è stata all'insegna dell'incertezza e della prudenza, con l'indice Ftse Mib che ha chiuso sostanzialmente invariato rispetto ai valori della vigilia. Sull'intero comparto azionario pesano, come un macigno, le dichiarazioni rilasciate venerdì scorso da Kevin Warsh, presidente della Federal Reserve, durante il suo intervento al simposio di Jackson Hole.
Warsh ha infatti aperto alla concreta possibilità di un nuovo aumento dei tassi di interesse già a partire dalla riunione di settembre, un'eventualità che ha rimesso in discussione le attese di un allentamento della politica monetaria e che ha raffreddato gli entusiasmi di chi sperava in un taglio dei tassi entro l'anno.
La prospettiva di un costo del denaro più alto per un periodo prolungato, in un contesto già reso fragile dall'impennata dei prezzi energetici, sta quindi alimentando un clima di cautela tra gli investitori, che si trovano a dover fare i conti con un quadro macroeconomico sempre più complesso. A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge la chiusura della Borsa di Londra per la festività del Summer Bank Holiday, che ha ridotto i volumi di scambio e amplificato la volatilità dei prezzi, rendendo la giornata ancora più incerta e frammentata.
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