Petrolio ai massimi da sei mesi, l’ultimatum di Trump all’Iran e lo spettro di Hormuz

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo del greggio continua la sua corsa, alimentato da una tensione geopolitica che non accenna a diminuire, anzi. Il West Texas Intermediate, dopo aver toccato un picco di 66,71 dollari, si attesta ora sopra i 66 dollari al barile, un livello che non si vedeva dallo scorso agosto, mentre il Brent europeo viaggia oltre la soglia dei 71 dollari, con un balzo del 4% registrato nella sola seduta di mercoledì e un guadagno complessivo che si aggira attorno al 6% nell'arco della settimana -1-6. All'origine di questo rialzo, che gli analisti definiscono "headline-driven" per sottolineare come il mercato reagisca più ai titoli dei giornali che ai fondamentali economici, vi è la crescente convinzione che l'amministrazione Trump, dopo i colloqui giudicati inconcludenti di Ginevra, possa passare dalle parole ai fatti -3.

Donald Trump, come noto, ha lanciato un ultimatum chiaro alla leadership di Teheran: un lasso di tempo compreso tra i dieci e i quindici giorni per accettare un nuovo accordo sul programma nucleare, pena conseguenze definite altrimenti "brutte". Fonti citate da CBS News e dal Wall Street Journal rivelano che al presidente sono state sottoposte diverse opzioni militari, pronte per essere eventualmente eseguite già nel corso del prossimo fine settimana o all'inizio della settimana entrante, opzioni che spazierebbero da attacchi mirati contro impianti nucleari e missilistici fino a una campagna più estesa e prolungata volta a decapitare i vertici politici e militari del Paese -9. In questo clima di attesa, il Pentagono ha già avviato il movimento di parte del proprio personale fuori dall'area, un dettaglio che, se da un lato suggerisce la possibilità di un'azione imminente, dall'altro conferma la seria preoccupazione per le potenziali ritorsioni.

Lo Stretto di Hormuz, il vero tallone d'Achille dell'approvvigionamento energetico globale

Se l'ipotesi di un conflitto è il carburante di questo rally, è lo Stretto di Hormuz il motore che ne determina la potenza. Questo passaggio, largo appena cinquanta chilometri, rappresenta uno dei "chokepoint" energetici più delicati del pianeta: da lì transita circa un quinto della produzione mondiale di petrolio, ovvero qualcosa come il 30% di tutto il greggio che viaggia via mare -2-3. Non solo petrolio, però, perché da Hormuz passa anche una fetta significativa del gas naturale liquefatto diretto ai mercati occidentali, un aspetto che rende la posta in gioco ancora più alta. Le esercitazioni condotte nei giorni scorsi dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana proprio in quelle acque, peraltro in collaborazione con navi russe e cinesi, non sono passate inosservate agli occhi degli analisti: rappresentano un chiaro monito sulla capacità di Teheran di trasformare un eventuale attacco in un'arma di ritorsione a livello globale, bloccando o anche solo minacciando di interrompere il flusso delle petroliere -2.

I tre scenari sul tavolo e il ruolo del trading nel fine settimana

In un contesto così fluido, e con la finestra diplomatica che si va restringendo, gli operatori finanziari si trovano a dover navigare a vista, valutando tre possibili evoluzioni. La prima, e per il mercato la più deflattiva, sarebbe un accordo diplomatico last-minute che, allentando la pressione, porterebbe probabilmente a una rapida discesa del premio al rischio, con i prezzi del greggio che potrebbero arretrare anche del 5-10% -3. Il secondo scenario, forse il più complesso da gestire per i trader, prevede un attacco limitato e dimostrativo: un'azione pensata più per intimidire che per distruggere, ma la cui reazione sui prezzi dipenderebbe interamente dalla risposta iraniana, che potrebbe essere contenuta o, al contrario, aprire a una nuova fase di tensioni asimmetriche nella regione.

C'è poi il terzo scenario, quello estremo ma purtroppo non più così peregrino, di un attacco massiccio che inneschi un conflitto esteso, con il concreto pericolo di una chiusura, anche solo temporanea, dello Stretto di Hormuz. In questo caso, come sottolineano gli esperti, l'impatto sul prezzo del barile sarebbe violento, con un rialzo che potrebbe oscillare tra il 5 e il 15% in pochi giorni, dovuto non solo al panico ma alla concreta difficoltà di rimpiazzare volumi così ingenti di greggio -3. È in questo clima di incertezza, dove le notizie potrebbero arrivare in un momento di mercati ufficiali chiusi, che strumenti come il weekend trading offerto da piattaforme quali IG assumono una rilevanza particolare. La possibilità, per chi opera professionalmente, di aprire posizioni su alcuni asset come il greggio anche nella pausa tra sabato e lunedì, sebbene in un contesto di minore liquidità, diventa un'opzione cruciale per coprirsi o per scommettere su quella che potrebbe essere la direzione del mercato alla riapertura delle borse, una variabile che in frangenti come quello attuale può fare davvero la differenza tra una gestione consapevole del rischio e l'essere spiazzati dagli eventi -3-5.

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