Pamela Anderson e l'epatite C: "Era una condanna a morte, mi restavano 10 anni di vita"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L'attrice canadese, icona globale per il ruolo in Baywatch, ha ricevuto l'Award of Courage durante il gala amfAR di Venezia domenica 6 settembre 2026. Sul palco dell'Hilton Molino Stucky, la 59enne ha ricostruito il momento in cui le fu diagnosticata l'infezione alla fine degli anni Novanta, quando ancora non esisteva una cura efficace. "Era una condanna a morte.

Il medico mi disse che probabilmente mi restavano circa dieci anni da vivere", ha raccontato, spiegando come quella sentenza abbia distorto le sue scelte future.

La paura per i figli e il contagio

La preoccupazione più grande, in quel frangente, non era la morte in sé ma il pensiero dei suoi due figli, Brandon Thomas e Dylan Jagger, allora bambini. "Non era paura della morte, ma paura di ciò che sarebbe potuto accadere ai miei figli piccoli. Ha stravolto la mia vita", ha dichiarato l'attrice. La malattia era stata contratta condividendo un ago per tatuaggi con l'ex marito Tommy Lee, che non le aveva rivelato di essere portatore del virus.

Le cure e il peso della vergogna

La svolta terapeutica arrivò nel 2011, con farmaci che permisero ad Anderson di dichiararsi guarita nel novembre 2015. Il percorso, tuttavia, non fu privo di ostacoli economici: l'attrice ha rivelato di aver speso tutti i suoi risparmi per accedere al trattamento, all'epoca non ancora coperto dalle assicurazioni. Oltre al costo materiale, la diagnosi ha lasciato un'impronta psicologica profonda. "La mia esperienza di vergogna e senso di colpa è stata anche un viaggio inconscio.

Rimane con me, mi perseguita", ha confessato. Anderson ha accostato questo sentimento all'abuso sessuale subito nell'infanzia, raccontando di essersi a lungo sentita come se avesse scritto in fronte "merce danneggiata".

L'arte come riscatto

In un passaggio del suo discorso, la star ha voluto però ribadire la propria forza, affermando di non considerarsi una vittima ma una vincitrice. L'esperienza, per quanto dolorosa, è stata incanalata nella recente rinascita professionale. Anderson ha indicato nel cinema e nelle arti lo strumento per esprimere la propria verità e trovare le munizioni per andare avanti.

Attualmente è al Lido per presentare il film Place to Be di Kornél Mundruczó, confermando quella che molti hanno definito una nuova fase della sua carriera, lontana dai canoni che l'hanno resa famosa.

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