L’ondata di epatite A in Campania mette a dura prova gli ospedali e riaccende i riflettori sulla sicurezza alimentare
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Redazione Salute
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Con 133 casi accertati al 18 marzo, e un trend in costante ascesa che ha già portato al collasso i reparti di malattie infettive, la Campania si trova a fare i conti con una recrudescenza dell’epatite A di proporzioni insolite per il periodo. All’ospedale Cotugno di Napoli, dove si contano 43 ricoverati, la situazione è diventata critica: i posti letto sono saturi e diversi pazienti, la cui età media si aggira tra i 35 e i 45 anni, giacciono su barelle in attesa di una sistemazione. Un uomo di 46 anni, le cui condizioni sono rapidamente degenerate verso una grave insufficienza epatica, è stato trasferito d’urgenza al Cardarelli dove si valuta ora la necessità di un trapianto di fegato — evenienza, quest’ultima, per fortuna rara nei casi di epatite A, ma che testimonia la severità di alcuni quadri clinici emersi in questo focolaio.
Le autorità sanitarie, di fronte a questa impennata di contagi che ha colto di sorpresa anche gli addetti ai lavori — tradizionalmente, infatti, i picchi si registrano a gennaio per poi calare drasticamente — hanno deciso di potenziare i controlli. La Regione, attraverso una nota ufficiale, ha disposto un rafforzamento della sorveglianza lungo l'intera filiera dei molluschi bivalvi, che rappresentano il veicolo di trasmissione più sospettato, sebbene non l'unico. L’intervento, che vede coinvolti i Dipartimenti di prevenzione delle ASL, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e una rete di esperti della Direzione generale per la Tutela della salute, si concentrerà su campionamenti e verifiche che andranno dalle aree di produzione primaria — allevamenti e banchi naturali — fino ai canali di distribuzione all'ingrosso e alla vendita al dettaglio.
Il meccanismo del contagio e i sintomi della malattia
L’epatite A è un’infezione epatica acuta causata dal virus HAV, un patogeno che si trasmette prevalentemente per via oro-fecale. Ciò significa che il contagio avviene attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati da feci contenenti il virus, e i molluschi bivalvi — cozze, vongole e ostriche in primis — sono dei potenti recettori proprio perché, filtrando grandi quantità d’acqua per nutrirsi, possono concentrare al loro interno le particelle virali se allevati in acque inquinate. Il consumo di questi frutti di mare crudi o cotti in modo non adeguato, spiega l’Istituto Superiore di Sanità, è quindi un fattore di rischio noto, al pari della consumazione di frutta e verdura lavate male o di frutti di bosco surgelati non sottoposti a cottura.
Il periodo di incubazione, che varia dai 15 ai 50 giorni, complica non poco il lavoro degli epidemiologi nel ricostruire la catena dei contagi. Nei bambini piccoli, va detto, l’infezione è spesso asintomatica o paucisintomatica, mentre negli adulti l'esordio è solitamente brusco e si manifesta con febbre, malessere generalizzato, nausea e dolori addominali. Un sintomo caratteristico, quando compare, è l'ittero, ossia la colorazione giallastra della pelle e delle sclere oculari, accompagnato spesso da urine scure. Sebbene nella stragrande maggioranza dei casi la malattia si risolva spontaneamente nel giro di alcune settimane senza lasciare esiti cronici, in una minoranza di pazienti — come sta accadendo in questo focolaio campano — il decorso può essere particolarmente aggressivo e richiedere il ricovero.
Le misure di prevenzione e il ruolo cruciale della cottura
Di fronte all’emergenza in atto, le raccomandazioni della Regione Campania ai cittadini sono precise e mirano a interrompere la catena di trasmissione del virus. La prima e più importante riguarda proprio il consumo di molluschi: la sola apertura delle valve, pratica a cui molti si affidano per giudicare la cottura, non è assolutamente una garanzia di sicurezza. Il virus HAV, spiegano gli esperti, è termolabile e viene inattivato solo da una cottura prolungata e uniforme, che porti il cuore del prodotto a una temperatura sufficientemente elevata per un tempo adeguato.
Parallelamente, le autorità sanitarie esortano i consumatori ad acquistare i prodotti ittici esclusivamente da rivenditori autorizzati, diffidando del mercato nero e dei canali di vendita abusivi dove la tracciabilità del prodotto è inesistente. È altrettanto fondamentale, si legge nelle linee guida diffuse, lavare con cura la frutta e la verdura e mantenere elevati standard igienici in cucina, pulendo accuratamente le superfici e gli utensili che vengono a contatto con gli alimenti. La vaccinazione, pur non essendo obbligatoria in Italia per la popolazione generale, rappresenta comunque lo strumento di prevenzione più efficace, ed è offerta gratuitamente a determinate categorie a rischio; la sua bassa diffusione nella popolazione adulta, come sottolineato da alcuni infettivologi, potrebbe aver contribuito a creare un terreno fertile per la diffusione del virus.
Le indagini epidemiologiche e il controllo della filiera ittica
Mentre i medici del Cotugno e degli altri ospedali della provincia — dal Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli al San Paolo di Fuorigrotta — continuano a gestire l’afflusso di pazienti, i Dipartimenti di prevenzione delle ASL stanno lavorando a stretto contatto con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno per risalire all'origine del contagio. Il piano straordinario di monitoraggio, attivato dalla Direzione generale per la Tutela della salute, prevede verifiche serrate e campionamenti a tappeto. Se le analisi dovessero confermare la presenza del virus HAV in partite di molluschi bivalvi, scatterebbe l'immediato ritiro dal mercato dei lotti incriminati, un meccanismo di allerta che coinvolge gli stessi operatori e che serve a ridurre tempestivamente ogni potenziale rischio per i consumatori.




