Legge elettorale, il centrodestra deposita la proposta: si chiamerà Stabilicum
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Redazione Interno
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Il cammino per la modifica delle regole del voto è ufficialmente cominciato. I capigruppo di maggioranza alla Camera e al Senato hanno depositato nei due rami del Parlamento il disegno di legge che rivoluziona il sistema elettorale, un testo sul quale la Lega, almeno pubblicamente, cerca di mantenere un profilo basso nonostante piovano critiche e malumori, soprattutto in merito al superamento dei collegi uninominali. Alla domanda se la proposta sia migliorabile, Matteo Salvini ha risposto con un laconico “tutto è migliorabile”, aggiungendo di non essere “né un appassionato né un esperto di legge elettorale”, quasi a voler prendere le distanze da una riforma che, ironia della sorte, vede oggi lui e Giorgia Meloni sostenere un impianto che in passato avrebbero verosimilmente osteggiato.
Il nuovo sistema, già ribattezzato “Stabilicum” – termine coniato, a quanto pare, dal vicesegretario di Forza Italia Stefano Benigni, tra gli sherpa che hanno lavorato alla stesura – si propone l’obiettivo dichiarato di garantire la governabilità. La struttura portante è quella di un proporzionale corretto da un premio di maggioranza: alla coalizione vincente, qualora superi la soglia del quaranta per cento dei consensi, andrebbero settanta seggi aggiuntivi alla Camera e trentacinque al Senato -1-5. Nel caso in cui nessuna forza politica o coalizione raggiunga quella percentuale, ma le prime due si collochino in una forbice tra il trentacinque e il quaranta per cento, si procederebbe a un ballottaggio per assegnare il premio. Una clausola, specificano i promotori, pensata “a tutela delle opposizioni” prevede che in nessun caso la maggioranza possa superare il sessanta per cento degli eletti -9.
Le tensioni nella maggioranza e il nodo delle preferenze
Se all’esterno le opposizioni, con il Partito Democratico in testa, parlano di profili di incostituzionalità e di una riforma calata dall’alto senza il necessario confronto, all’interno della coalizione le crepe sono tutte da gestire. La decisione di abolire i collegi uninominali, cardine del sistema maggioritario tanto caro ai leghisti, non è stata digerita facilmente e il malcontento tra i parlamentari del Carroccio è palpabile. Salvini, interpellato sulla questione, non nasconde del tutto le perplessità, limitandosi a osservazioni generiche che lasciano intendere come la quadra sia stata trovata più per necessità che per convinzione. La proposta, così com’è, abolisce di fatto il voto di preferenza, mantenendo le liste bloccate: l’elettore potrà esprimere il voto per la lista o la coalizione, ma non potrà scegliere i singoli candidati, un meccanismo che finisce per rafforzare il potere delle segreterie di partito nella composizione dei gruppi parlamentari -8.
Il meccanismo di elezione e la stabilità cercata
La scheda elettorale, secondo quanto si apprende dalle bozze, non subirà stravolgimenti grafici. Resterà l’indicazione dei candidati della coalizione per la circoscrizione e le liste dei partiti collegate, ma il nome del candidato premier non apparirà sulla scheda: verrà invece indicato nel programma elettorale depositato al Viminale -5. Ogni coalizione dovrà presentare un nome da proporre al Presidente della Repubblica come incaricato alla Presidenza del Consiglio. Un aspetto, questo, che cerca di blindare il legame tra voto popolare e nascita dell’esecutivo, evitando le mediazioni successive che hanno spesso caratterizzato la storia politica repubblicana. Il premio di governabilità, che non potrà comunque far superare i duecentotrenta seggi su quattrocento alla Camera, verrebbe attribuito tramite liste circoscrizionali separate, garantendo comunque una rappresentanza anche ai partiti minori che corrano in coalizione, i quali potrebbero eleggere parlamentari pur non raggiungendo la soglia di sbarramento nazionale del tre per cento -8.
Le reazioni dell’opposizione e la procedura parlamentare
La risposta delle opposizioni è stata immediata e dura. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha bollato la proposta come irricevibile, sottolineando come con questo premio si rischi di “consegnare a chi vince le elezioni anche la possibilità di eleggere un Presidente della Repubblica”, un passaggio che apre scenari istituzionali delicati -1. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha rincarato la dose, accusando il governo di voler blindare un sistema fatto su misura per la coalizione di centrodestra -3. Il testo, ora depositato, inizierà il suo iter alla Camera e dovrà ottenere l’approvazione in identico testo da entrambe le Camere, un percorso lungo e tortuoso che richiederà mesi di lavoro e che vedrà probabilmente numerose modifiche in corso d’opera. L’intenzione dichiarata della maggioranza sarebbe quella di chiudere la partita prima del referendum sulla giustizia, previsto per la fine di marzo, ma i tempi appaiono stretti -5.




