Legge elettorale, il centrodestra deposita lo Stabilicum: proporzionale con premio e addio alle preferenze

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è conclusa, dopo una notte di mediazioni serrate e di confronti tecnici che hanno visto impegnati gli sherpa dei partiti in riunioni fiume, la fase di gestazione della nuova proposta di riforma del sistema di voto. I capigruppo di maggioranza alla Camera e al Senato hanno formalmente depositato il testo, un documento di una quarantina di pagine che, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe garantire quella stabilità di governo da sempre considerata, almeno nel dibattito politico nostrano, la panacea di tutti i mali della Repubblica. Il meccanismo, già ribattezzato Stabilicum in omaggio a una tradizione lessicale che ama infiocchettare le leggi elettorali con termini altisonanti, cancella di fatto i collegi uninominali cardine del Rosatellum per riportare l’Italia a un impianto proporzionale corretto da un robusto premio di maggioranza.

La struttura portante dell’architettura studiata dal centrodestra prevede, per chi riesca a scavalcare la soglia del quaranta per cento delle preferenze espresse, un’aggiunta consistente di seggi: settanta deputati e trentacinque senatori, un bonus che, stando alle prime simulazioni, potrebbe tradursi in un controllo della Camera vicino al sessanta per cento degli scranni, nonostante un tetto fissato appositamente per evitare una maggioranza bulgara. Qualora nessuna coalizione raggiunga quella percentuale, ma le prime due forze si attestino entrambe tra il trentacinque e il quaranta per cento, scatterebbe un ballottaggio, un’ipotesi definita residuale dagli stessi estensori del provvedimento ma che, nel suo piccolo, aggiunge un ulteriore elemento di complessità a una materia già di per sé ostica.

Liste bloccate e nodo preferenze, la mediazione difficile all'interno della coalizione

Uno dei punti che ha maggiormente infiammato il confronto, e che ha rischiato di far saltare il tavolo più volte nelle ultime settimane, riguarda la possibilità per l’elettore di incidere sulla scelta dei singoli parlamentari. La bozza depositata esclude le preferenze, prevedendo liste bloccate di candidati presentati nei collegi plurinominali, e questo ha rappresentato una vittoria della linea sostenuta con forza dalla Lega e, con minore convinzione, da Forza Italia. Fratelli d’Italia, che pure aveva spinto per l’introduzione di meccanismi di scelta diretta, non ha però chiuso la partita: il partito della premier Meloni starebbe già preparando una serie di emendamenti da presentare in commissione per riaprire il dibattito e reintrodurre, magari in forma mediata, un qualche coinvolgimento del elettorale nella selezione degli eletti.

Sul fronte opposto, l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio ha trovato una quadra che accontenta tutti, o quasi. Il nome del futuro inquilino di Palazzo Chigi non comparirà sulla scheda elettorale, soluzione caldeggiata da Forza Italia per non personalizzare eccessivamente lo scontro, ma dovrà essere depositato insieme al programma della coalizione al Viminale, un modo per vincolare le alleanze a una figura di riferimento senza però costituire un vero e proprio vincolo per il Capo dello Stato in sede di consultazioni.

L’opposizione all’attacco: “Regole cambiate per auto-tutelarsi”

La reazione del centrosinistra non si è fatta attendere, e si è materializzata ancor prima che il testo fosse ufficialmente consegnato ai presidenti delle Camere. Dalle colonne del Pd, la segretaria Elly Schlein ha parlato di elementi di forte distorsione della rappresentanza che rischierebbero di consegnare alla compagine vincente, di fatto, anche il potere di eleggere in solitudine il prossimo presidente della Repubblica, considerato che il premio di maggioranza si riverbererebbe poi sulla composizione del Parlamento in seduta comune. Giudizi durissimi sono arrivati anche da Italia Viva e dal Movimento Cinque Stelle, con Matteo Renzi che ha bollato lo Stabilicum come un Italicum privo di preferenze, mentre Giuseppe Conte ha preferito sottolineare come l’esecutivo stia dedicando tempo ed energie a garantirsi la sopravvivenza politica piuttosto che ad affrontare i veri problemi del Paese, dal crollo della produzione industriale alle difficoltà delle famiglie.

La scheda e i seggi, i meccanismi tecnici del voto

A livello tecnico, il sistema che si va delineando mantiene inalterate le dimensioni delle attuali circoscrizioni e dei collegi plurinominali, con l’unica sostanziale novità rappresentata dalla scomparsa dei collegi uninominali, quei 147 seggi alla Camera che venivano assegnati con il maggioritario e che, nella nuova veste, saranno distribuiti con criterio proporzionale. La soglia di sbarramento è confermata al tre per cento, un’asticella che potrebbe mettere in difficoltà formazioni come Azione di Carlo Calenda, e viene mantenuta la possibilità per i piccoli partiti in coalizione di eleggere rappresentanti anche al di sotto di quella percentuale, un incentivo esplicito all’aggregazione e alla formazione di poli ampi. Il percorso parlamentare, che prenderà avvio dalla commissione Affari costituzionali di Montecitorio, si annuncia tortuoso e denso di colpi di scena, con le opposizioni già pronte a far valere i loro argomenti e la maggioranza costretta a fare i conti con le proprie, interne, differenze.

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