Il mercato dell‘Inter parte da Calhanoglu, il Milan si muove tra Allegri e Tare
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Redazione Sport
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L’orologio del calciomercato, si sa, non si ferma mai, e le sue lancette iniziano a muoversi con particolare insistenza già in questa fase della stagione, quando i giochi sul campo non sono ancora chiusi ma i dirigenti delle grandi società iniziano a delineare le strategie per il futuro. In casa Inter, uno dei temi caldi, se non il più spinoso in assoluto, riguarda la situazione contrattuale di Hakan Calhanoglu, il regista turco il cui contratto, in scadenza nel giugno del 2027, pone la dirigenza nerazzurra di fronte a un bivio che richiederà una decisione ponderata entro la prossima estate. Il nodo della questione, come spesso accade in questi casi, è di natura prettamente strategica: prolungare l’accordo con il numero 20, cercando magari di adeguare o rivedere l’ingaggio, oppure cederlo per monetizzare un cartellino che, con l’avvicinarsi della scadenza, vedrebbe inevitabilmente svalutarsi? Una valutazione, quest’ultima, che diventa imprescindibile se si considera che, a partire dal gennaio del 2027, il giocatore potrebbe iniziare a trattare con qualsiasi altra società a parametro zero, lasciando l’Inter a mani vuote.
La suggestione del ritorno in patria, alimentata da un interesse mai sopito del Galatasaray, è un fattore che aggiunge ulteriore pepe alla vicenda. Il vicepresidente del club giallorosso, Abdullah Kavukcu, non ha mai nascosto l’ammirazione per il centrocampista, arrivando a dichiarare, in una recente intervista, la sua certezza che, prima o poi, Calhanoglu vestirà la maglia della squadra di Istanbul. Un corteggiamento che si è tradotto in tentativi concreti di affondo già nelle ultime due finestre di mercato, con offerte che si aggirerebbero attorno ai 25 milioni di euro, regolarmente respinte dalla dirigenza di viale della Liberazione. L’Inter, dal canto suo, non ha fretta e, forti della bontà tecnica del giocatore, che anche nella gestione di Cristian Chivu si sta riconfermando perno fondamentale dello scacchiere – basti pensare al suo recupero in vista del derby – valuterà l’eventuale rinnovo in primavera, consapevole che la volontà del diretto interessato e il suo legame con le origini potrebbero giocare un ruolo decisivo. Intanto, a Sky Sport, il giornalista Andrea Paventi ha sottolineato come, tra i cinque giocatori in scadenza nel 2026, l’unico che abbia concrete possibilità di restare sia Henrikh Mkhitaryan, mentre per Calhanoglu si parla di un possibile prolungamento con riduzione dell’ingaggio, un’ipotesi, questa, tutta da verificare.
Spostando lo sguardo sull’altra sponda del Naviglio, il Milan si appresta a vivere un finale di stagione denso di interrogativi, non solo per quel che riguarda l’esito del campionato e il derby alle porte. La dirigenza rossonera, con Igli Tare in cabina di regia come direttore sportivo e Massimiliano Allegri in panchina, sta gettando le basi per la squadra del futuro, ma l’equilibrio tra i due risulta essere più sottile e complesso di quanto si potesse immaginare all’inizio dell’avventura. Il tecnico livornese, forte di un contratto e di un ruolo che gli conferiscono un certo peso specifico nelle decisioni, avrebbe già iniziato a ragionare sui rinforzi necessari per alzare ulteriormente l’asticella, chiedendo alla società almeno quattro nuovi innesti: un centravanti di riferimento, un centrocampista centrale dalle caratteristiche simili a quelle di Rabiot ma che operi sulla destra, e due difensori, di cui uno di spiccata personalità ed esperienza per guidare l’intero reparto. Richieste precise, che delineano una squadra che vuole tornare a essere protagonista in Italia e in Europa.
Tuttavia, il percorso per soddisfare le ambizioni di Allegri non è privo di ostacoli interni. Le frizioni con l’amministratore delegato Giorgio Furlani, legate ad alcune operazioni in entrata della scorsa sessione non pienamente condivise dall’area più amministrativa del club, hanno creato un clima di attesa attorno alla figura di Tare, il cui futuro potrebbe essere rivalutato a fine stagione proprio alla luce dei risultati e del rapporto instauratosi con l’allenatore. Un equilibrio, quello tra l’ex dirigente della Lazio e l’allenatore, che appare al momento solido solo in apparenza, perché se è vero che Tare ha rivendicato la bontà del lavoro svolto nella costruzione della rosa, è altrettanto vero che Allegri, abituato a lavorare con ampi margini di manovra, pretenderà maggiore condivisione sulle strategie future. Le prossime settimane, con il derby che potrebbe rappresentare uno spartiacque, saranno decisive non solo per le sorti della stagione, ma anche per capire quali saranno le reali gerarchie decisionali in vista del calciomercato estivo.




