La frana di Petacciato non si ferma, nuovi movimenti del terreno fermano i treni sull’Adriatica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non c’è pace per la dorsale adriatica, e la terra che scivola giù dal costone molisano continua a tenere in scacco pendolari e viaggiatori. Una lieve riattivazione del movimento franoso a Petacciato, registrata dai sensori nella tarda mattinata di sabato 11 aprile, ha costretto le autorità a un nuovo, seppur parziale, blocco della circolazione ferroviaria. Ritardi, limitazioni di percorso e vere e proprie cancellazioni hanno colpito immediatamente i treni Alta Velocità, gli Intercity e i Regionali, restituendo per qualche ora un clima da ‘effetto serra’ sull’intera linea.

I tecnici, che da giorni monitorano l’evoluzione del versante, hanno subito inquadrato il fenomeno in una fase del tutto fisiologica. Si tratta, a ben guardare, del normale assestamento del terreno dopo il vasto smottamento del 7 aprile scorso – un evento, quest’ultimo, che aveva riaperto una delle ferite idrogeologiche più delicate del basso Molise, paralizzando di fatto l’intero traffico tra nord e sud. Non si registrano nuovi cedimenti strutturali all’infrastruttura ferroviaria, ma l’allarme scattato è bastato a far slittare le partenze di numerosi convogli: alcuni sono stati limitati a Pescara, altri sono addirittura partiti in ritardo di decine di minuti per consentire verifiche straordinarie ai binari.

Presidio a tappeto dell’Arma, sei unità in più per l’emergenza

Mentre la terra si muove, gli uomini in divisa rafforzano il presidio sul territorio. La tensione, inevitabilmente, resta alta nelle zone rosse delimitate dalle ordinanze, e il Comando Legione Carabinieri Abruzzo e Molise ha deciso di inviare sei unità aggiuntive a supporto del Comando Provinciale di Campobasso. Questi rinforzi, prelevati da altre sedi, vanno ad affiancare i militari della Compagnia di Termoli che già dalle primissime ore della crisi sono stati impegnati in una gestione complessa della viabilità e delle evacuazioni.

Il lavoro, in queste ore, è certamente delicato. Oltre a vigilare sulle aree sgomberate per prevenire eventuali episodi di sciacallaggio – un rischio purtroppo sempre concreto in simili contesti – gli agenti stanno gestendo il traffico pesante deviato sulle provinciali. Autostrade e ferrovia, seppur riaperte con modalità ridotte, non hanno ancora recuperato la piena funzionalità, e la pressione sulle strade secondarie resta elevatissima. I controlli, va detto, proseguono senza sosta notte e giorno, a dimostrazione di un dispositivo di sicurezza che non vuole lasciare nulla al caso.

A14, la riapertura lampo e la task force al lavoro

Eppure, qualcosa si muove anche nel verso giusto. Sull’autostrada A14 Bologna-Taranto, il quadro è decisamente migliorato rispetto al caos dei giorni scorsi. La task force messa in campo da Autostrade per l’Italia ha lavorato senza tregue, e già nella serata di venerdì 10 aprile – poco dopo le 19 – è stata riaperta anche la carreggiata sud nel tratto compreso tra Vasto sud e Termoli. Un risultato, questo, che solo qualche giorno fa appariva lontano, quando le prime previsioni parlavano di blocchi destinati a durare settimane.

Al momento, gli automobilisti in transito verso Bari possono percorrere una corsia resa disponibile, mentre il traffico in direzione opposta (verso Pescara) scorre regolarmente su una corsia nella carreggiata nord. Non si registrano particolari accodamenti, segno che la macchina organizzativa, in questo specifico settore, ha retto l’urto. Restano attive le squadre per gli interventi di ripristino e messa in sicurezza definitiva, ma il primo, grave pericolo di isolamento per le regioni del Sud sembra ormai alle spalle.

Il parere dei geologi e la complessità del versante

Ma cosa sta realmente accadendo sotto la superficie di Petacciato? Il versante, spiegano gli esperti, è una “macchina” complessa e nota agli studiosi fin dal lontano 1906. Domenico Calcaterra, docente di Geologia Applicata all’Università Federico II di Napoli, ha ricordato come il sito necessiti di un sistema di monitoraggio strumentale all’avanguardia. “Diventa di fondamentale importanza”, ha dichiarato, “integrare tecniche convenzionali ed innovative, in sito e da remoto, come l’interferometria satellitare”. Serve, insomma, una mappa tridimensionale per capire la dinamica di un dissesto che coinvolge spessori enormi di roccia e terreno.

La Società Geologica Italiana, dal canto suo, ha sottolineato una criticità che va ben oltre la cronaca dell’emergenza. Il paese, pur possedendo una carta geologica del luogo, è privo di modelli tridimensionali aggiornati e di geotematismi specifici. E il rischio, con un territorio fragile come quello italiano (dove oltre il 94% dei comuni è esposto a rischi idrogeologici), è quello di intervenire sempre in emergenza, senza una prevenzione strutturale. E mentre il governo ha dichiarato lo stato di emergenza per le regioni colpite dal maltempo – Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia – stanziando i primi fondi, la terra di Petacciato continua a scivolare, ricordando a tutti che qui la partita si gioca sul lungo periodo.

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