La frana “storica” di Petacciato e il monitoraggio che tiene in scacco l’Adriatica
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Redazione Interno
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Non si tratta certo di un’emergenza nata con le piogge degli ultimi giorni, né di un isolato cedimento del terreno: la frana che ha riportato il Molise al centro dell’attenzione nazionale è un fenomeno conosciuto, studiato e atteso da oltre cento anni. Più specificamente, il versante collinare che sovrasta la costa adriatica tra Petacciato e il mare rappresenta un unicum geologico di portata europea, una massa argillosa che, come documentano puntualmente gli archivi, si riattiva con ciclica regolarità in concomitanza con precipitazioni prolungate.
Una ferita antica che si riapre sulla dorsale
Già nel lontano 1916, le cronache riportavano uno spostamento anomalo dei binari ferroviari, un campanello d’allarme ripetutosi poi in innumerevoli altre occasioni fino alla più recente e grave riattivazione del marzo 2015. Stavolta, però, il risveglio di quello che gli abitanti del posto definiscono “la bestia” ha avuto conseguenze ben più dirompenti sulla viabilità nazionale, interrompendo di fatto il corridoio adriatico. Le immagini riprese dai droni – utilizzate anche per le verifiche tecniche – hanno restituito la reale ampiezza del fronte franoso: un’area vasta diversi chilometri quadrati dove l’asfalto si è lacerato, i binari si sono disallineati di centimetri preoccupanti e la terra rossastra ha letteralmente inghiottito tratti della Statale 16.
Tecnologia e prevenzione in azione tra i binari
Nonostante la violenza del movimento, l’allarme è scattato prima che si verificassero tragedie, grazie a un sistema di monitoraggio integrato che rappresenta forse l’unica vera arma a disposizione per convivere con questo gigante dormiente. Sia lungo la linea ferroviaria adriatica sia sull’autostrada A14, i tecnici di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) e di Autostrade per l’Italia hanno installato negli anni sonde geognostiche in profondità e sensori in grado di rilevare in tempo reale la deformazione della piattaforma. Questi strumenti, posizionati proprio laddove la frana scivola verso il mare, hanno emesso un alert immediato non appena il terreno ha superato la soglia di sicurezza, imponendo la chiusura precauzionale del tratto tra Vasto sud e Termoli e la sospensione della circolazione ferroviaria tra Pescara e Foggia.
L’attenzione dei media e l’isolamento del territorio
Mentre i tecnici lavorano senza sosta per il ripristino delle linee, l’eco di questa ferita nel paesaggio italiano ha varcato i confini regionali, arrivando in televisione. Nella mattinata di domenica 12 aprile, una troupe di “Propaganda Live” – la trasmissione seguita da un vasto pubblico su La7 – ha raggiunto il centro bassomolisano per raccogliere testimonianze e immagini dello smottamento. Il giornalista Diego Bianchi, accompagnato da Pier Francesco Citriniti, ha documentato i luoghi simbolo del dissesto, in un viaggio che aveva toccato anche altri comuni feriti dal maltempo come Agnone e Salcito, prima di fermarsi a osservare il belvedere ormai compromesso e le strade lesionate. La loro presenza ha portato sotto i riflettori nazionali una realtà fatta di deviazioni obbligate, cantieri infiniti e la consapevolezza, radicata tra gli abitanti, che la terra su cui poggiano le loro case è in movimento da prima che sorgessero le moderne infrastrutture.




