Petacciato, le sentinelle silenziose della frana fermano i treni per quaranta minuti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono bastati pochi centimetri di spostamento – rilevati da una serie di sensori posizionati strategicamente sui binari – per trasformare la mattinata di oggi in un nuovo capitolo di una cronaca di dissesto che sembra non avere fine. Dalle 10.20 alle 11.00, la circolazione sulla linea ferroviaria adriatica è rimasta sospesa: un’interruzione breve, se paragonata ai giorni di stop patiti subito dopo la riattivazione della grande frana lo scorso 7 aprile, ma altamente simbolica della fragilità di questo territorio molisano. L’alert è scattato in automatico, azionato da quelle che ormai vengono definite le “sentinelle anti-frana”: una rete di monitoraggio che, come spiegano i tecnici, non ha il compito di fermare il fenomeno geologico – impossibile data l’enormità della massa in movimento – ma quello di salvare vite umane bloccando il traffico qualche secondo prima del cedimento.

La tecnologia che convive con il rischio

Passeggiando per le strade di Petacciato, si nota una presenza ingombrante ma silenziosa. I sensori non sono solo sul tracciato ferroviario, ma anche sui balconi delle abitazioni che si affacciano sulla corona della frana, quella sorta di cicatrice lunga chilometri che ha letteralmente spaccato in due l’Italia. Si tratta, ci spiegano i geologi intervistati nei giorni scorsi, di una frana “intermittente” attiva da almeno centodieci anni; l’ultima grande manifestazione, prima di quella di aprile, risaliva al 2015, quando fu necessario abbattere una decina di case. Oggi, il monitoraggio è costante. Seppur la A14 e la ferrovia siano state riaperte in tempi record – smentendo le previsioni più catastrofiche che parlavano di mesi di isolamento – il territorio rimane sotto osservazione. La breve interruzione di oggi, che ha costretto un regionale e un intercity a fermarsi in attesa del via libera lungo la Statale Adriatica, ne è la prova più evidente.

Il sopralluogo e la macchina dei controlli

Proprio mentre i treni riprendevano a viaggiare, nel primo pomeriggio, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein faceva il suo ingresso nel paese. Accolta dal primo cittadino, la leader si è recata al Belvedere, il punto panoramico che offre la vista più drammatica sul costone franato; qui il terreno, dicono i rilevamenti, si è abbassato di oltre un metro e mezzo nel giro di poche ore. Il sopralluogo della politica si inserisce in una giornata di intensa attività istituzionale, che ha visto anche il rafforzamento del presidio dell’Arma dei Carabinieri. Non solo viabilità, dunque: a supporto della Compagnia di Termoli, il Comando Legione Abruzzo e Molise ha infatti inviato sei unità aggiuntive per vigilare sulle aree evacuate e prevenire eventuali atti di sciacallaggio, una piaga purtroppo frequente in contesti di emergenza.

Il futuro è già qui, sui binari

Non si parla più di “fine dell’emergenza”, ma di convivenza forzata con il rischio. Se da un lato l’allerta scattata questa mattina si è risolta in un semplice inconveniente di quaranta minuti, dall’altro ripropone il dilemma strutturale di un’intera nazione: come si garantisce la regolarità dei trasporti su un’arteria fondamentale come l’Adriatica, quando il terreno sotto i piedi si muove? La risposta, al momento, è affidata a quella tecnologia di cui parlavamo. I sensori che hanno fermato i treni oggi sono gli stessi che, la scorsa settimana, hanno permesso di evitare una tragedia ben più grave. Per chi vive a Petacciato, il ronzio di un allarme o la spia di un alert sono diventati un rumore di fondo, quanto il passare dei treni che, si spera, continueranno a correre.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.