La frana di Petacciato spezza la dorsale adriatica: binari deformati di dieci centimetri e treni bloccati
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Redazione Interno
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Non è più solo un’emergenza circoscritta al territorio molisano, quella che da ore tiene in scacco l’intero asse viario del Paese, ma una vera e propria paralisi strutturale che, di fatto, ha riconsegnato l’immagine di un’Italia divisa in due. Il risveglio della gigantesca frana che sovrasta il litorale di Petacciato – uno dei movimenti franosi più estesi d’Europa – dopo un lungo letargo durato undici anni, ha innescato una reazione a catena sulle infrastrutture, deformando letteralmente l’acciaio dei binari e imponendo la chiusura immediata di un tratto cruciale dell’autostrada A14. I tecnici, al lavoro senza sosta in queste ore, hanno rilevato uno slittamento del terreno talmente potente da spostare le rotaie della linea adriatica fino a dieci centimetri dalla loro sede originaria; una deformazione che, sebbene possa apparire minima a un occhio inesperto, è considerata dagli ingegneri ferroviari un ostacolo insormontabile per la circuzione, rendendo fisicamente impraticabile il passaggio dei convogli.
Mentre la terra continua a muoversi inesorabile tra Montenero di Bisaccia e Termoli, il caos si è abbattuto sulla mobilità di centinaia di viaggiatori, molti dei quali – come riportato dalle agenzie di stampa – sono stati letteralmente abbandonati a loro stessi negli scali ferroviari, in attesa di notizie che tardano ad arrivare. La situazione è resa ancor più drammatica dalla concomitanza di più eventi: non solo la frana, ma anche il recente crollo del ponte sul fiume Trigno lungo la Statale 16, che ha saturato ogni possibile via di fuga alternativa. Non ci sono strade secondarie in grado di assorbire il traffico pesante dei tir, costretti ora a deviazioni chilometriche che allungano i tempi di percorrenza di ore e ore. Le conseguenze si misurano in numeri freddi ma eloquenti: sono 37 i treni Alta Velocità e Intercity finora coinvolti nel caos, di cui 30 hanno subito pesanti variazioni di percorso (dovendo passare per la lenta linea Caserta-Roma) e ben sette risultano cancellati, lasciando a terra chi doveva raggiungere il Nord per lavoro o chi stava semplicemente facendo ritorno a casa.
L’incubo della logistica e lo smarrimento dei viaggiatori
A pagare il prezzo più alto, oltre ai pendolari e ai turisti, è l’intero sistema logistico del Sud. Sulla A14, nel tratto compreso tra Val di Sangro e Vasto sud in direzione Bari, è scattato il divieto di transito per i mezzi pesanti con massa superiore alle 7,5 tonnellate – un provvedimento, questo, che di fatto blocca il trasporto merci verso le regioni joniche, con il rischio concreto di ripercussioni sulle catene di approvvigionamento. I sensori di monitoraggio installati anni fa lungo il fronte franoso hanno funzionato, lanciando l’alert appena il terreno ha ceduto, ma l’efficacia della prevenzione si ferma qui: se è vero che l’allarme è scattato in tempo per evitare una strage (nessun treno viaggiava sul binario deformato al momento della riattivazione), è altrettanto vero che il fenomeno non accenna a stabilizzarsi. Le autorità locali hanno confermato che alcune famiglie, le cui abitazioni sorgono proprio sulla corona della frana, sono state già evacuate a causa del movimento improvviso del terreno argilloso sotto le fondamenta.
Nelle stazioni, la frustrazione è palpabile. A Termoli, una delle piazze più colpite dal caos, centinaia di persone – tra cui molti studenti e anziani – hanno trascorso ore sui binari morti, con i tabelloni elettronici che continuavano a segnare “in attesa di aggiornamento”. Gli autobus sostitutivi, sebbene annunciati, faticano a raggiungere lo scalo proprio perché l’autostrada è sbarrata e la statale è interrotta dal cedimento del ponte; una trappola logistica che intrappola i soccorsi e lascia i viaggiatori in balia degli eventi. I geologi della regione, intanto, continuano il monitoraggio costante del versante, ma al momento non c’è alcuna certezza sulla durata di questo blocco: l’unica nota ufficiale è che i binari resteranno off limits fino a quando il terreno non avrà terminato la sua lenta corsa verso valle.
L’Italia spezzata e il lungo elenco delle cancellazioni
Non si registrano vittime, fortunatamente, ma il bilancio dei disagi è già pesantissimo. Oltre ai 37 treni a lunga percorrenza già menzionati, a questi si aggiungono anche una ventina di convogli regionali che hanno visto limitare la loro corsa nella tratta tra Vasto e Termoli, costringendo i pendolari a cercare soluzioni di fortuna per spostamenti anche di pochi chilometri. La chiusura autostradale, invece, resta totale per tutti i veicoli nel tratto compreso tra Vasto sud e Termoli, mentre proseguono le attività di sorveglianza da parte dei tecnici di Autostrade per l’Italia, i quali – in accordo con la protezione civile – hanno spiegato che la riapertura non sarà possibile prima che la frana abbia completato il suo assestamento.
In questo scenario di profonda emergenza, la cronaca restituisce l’immagine di un Sud tagliato fuori. Sebbene i dispositivi di sicurezza abbiano funzionato rilevando la deformazione delle rotaie, resta l’amarezza per un territorio – il Molise – che si ritrova ancora una volta a fare i conti con la fragilità idrogeologica senza avere a disposizione alternative viarie efficaci. Il blocco della dorsale adriatica, di fatto, isola non solo le piccole comunità locali, ma l’intera Puglia e gran parte del Mezzogiorno, con i treni Frecciarossa costretti a giri immensi passando per Roma e Caserta, allungando i viaggi anche di quattro o cinque ore rispetto ai tempi standard.




