Frana di Petacciato, la Fiap denuncia un aumento dei costi del 70% per l’autotrasporto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La terra che cede, silenziosa ma inesorabile, lungo il versante molisano non è solo una ferita geologica: è diventata, di fatto, una morsa finanziaria che stringe le imprese dell’autotrasporto italiano. Se la crisi energetica derivante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz aveva già messo in ginocchio i bilanci di molti operatori – costretti a rincari speculativi sul carburante e a rotazioni sempre più onerose – la riattivazione della frana di Petacciato ha rappresentato una sorta di secondo crollo, stavolta infrastrutturale. Il movimento franoso, riprendendo vita dopo periodi di quiescenza, ha paralizzato simultaneamente tre assi nevralgici del traffico commerciale: l’autostrada A14, la SS16 Adriatica e la linea ferroviaria adriatica. Una paralisi totale, insomma, che ha costretto decine di migliaia di mezzi pesanti a deviazioni chilometriche, con conseguente lievitazione dei tempi di percorrenza e, quindi, dei costi operativi. A lanciare l’allarme è stata la Fiap (Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali), la quale ha quantificato l’impatto in un’impennata del 70% della spesa media per le aziende del settore. Un dato, questo, che prescinde dalle singole flotte e che colpisce indifferentemente piccoli padroncini e grandi corrieri.

Riaperture lampo sull’A14, ma il danno economico è già stato fatto

Poco prima delle 12:15, va detto, Autostrade per l’Italia (Aspi) è riuscita a riaprire i tratti autostradali tra Vasto sud e Termoli in direzione Bari, nonché tra Poggio Imperiale e Vasto sud in direzione Pescara. Un intervento che la stessa società ha definito imponente, considerando l’impiego di oltre cento persone e quaranta mezzi, operativi anche durante le ore notturne per il ripristino della carreggiata nord. Tuttavia, se dal punto di vista della viabilità l’emergenza sembra rientrata, sul piano logistico le ripercussioni restano pesanti: le ore di blocco hanno generato code e ritardi a cascata, con gli autisti costretti a soste forzate e a percorrere itinerari alternativi spesso non idonei ai trasporti eccezionali. La Fiap, in questo senso, ha parlato di “emergenza economica immediata”, senza nascondere che molti contratti di fornitura, già stipulati a prezzi fissi, rischiano di diventare passivi.

Anas riapre tre statali, ma la frana resta una ferita aperta sul territorio

Parallelamente all’intervento di Aspi, anche i tecnici dell’Anas hanno lavorato senza sosta per restituire alla circolazione tre arterie fondamentali. Si tratta della SS709 Tangenziale di Termoli (dal km 0 al km 6), della SS16 “Adriatica” (dal km 531,900 al km 535,800) e della SS157 (dal km 63,500 al km 71). Tutte e tre erano state chiuse in via precauzionale subito dopo la riattivazione del movimento franoso in località Petacciato, in provincia di Campobasso. La loro riapertura, per quanto tempestiva, non cancella però un interrogativo di fondo: quanto è fragile il sistema delle grandi infrastrutture italiane quando si trova a fare i conti con fenomeni geologici noti e, in alcuni casi, già mappati?

Lo studio geologico del territorio, un’occasione mancata tra Sicilia e Molise

A gettare luce su questo aspetto – senza per questo voler trarre facili conclusioni – è una riflessione che parte dal confronto tra due frane strutturalmente simili: quella di Niscemi, in Sicilia, e quella di Petacciato. Entrambe si sviluppano lungo il fronte della catena orogenetica, dove una stratificazione di arenarie e conglomerati porosi si sovrappone a strati di argille impermeabili. Una combinazione, questa, che favorisce lo scorrimento degli strati superficiali quando l’acqua si infiltra e ristagna. Eppure, ciò che davvero fa la differenza – come emerge dall’analisi dei due contesti – non è tanto la conformazione del suolo, quanto la quantità (o la mancanza) di conoscenze pregresse sul territorio. Laddove gli studi geologici sono approfonditi e aggiornati, le misure di prevenzione e i primi interventi risultano più mirati; dove, al contrario, la conoscenza è frammentaria, si finisce per intervenire sempre e solo in emergenza, con i costi sociali ed economici che ne conseguono. E questo, per gli autotrasportatori, non è un dettaglio da poco.

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