Riaperta la linea ferroviaria dopo la frana di Petacciato: l’Italia non è più spezzata a metà

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Alle 6 di questa mattina, venerdì 10 aprile 2026, i binari hanno ricominciato a tremare – seppur con la cautela che impone un evento ancora fresco – sulla tratta che collega Termoli a Montenero di Bisaccia. La frana di Petacciato, quella che per giorni aveva materialmente “spaccato” in due il Paese interrompendo uno dei principali nervi scoperti dell’infrastruttura nazionale, ha dovuto infine cedere il passo a un’operazione di ripristino condotta da oltre sessanta tecnici. Uomini di Rete ferroviaria italiana e delle imprese appaltatrici, va detto, hanno lavorato senza sosta per ricucire una ferita lunga chilometri; una ferita che non riguardava soltanto i pendolari del Molise, ma l’intera circolazione dell’Alta Velocità, degli Intercity e persino dei regionali. E così, dopo lo stop imposto dalla natura, la linea adriatica riparte in modo graduale – e si riparte, letteralmente, da dove tutto si era fermato.

I numeri dell’emergenza e il decreto del governo Meloni

Sullo sfondo di questa riapertura, che qualcuno aveva frettolosamente definito impossibile entro tempi così ristretti, si staglia però un quadro più ampio. Il governo Meloni, su proposta del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza per una durata di dodici mesi. Lo ha comunicato il ministro stesso in una nota, nella quale ha specificato anche un dettaglio non secondario: lo stanziamento di 50 milioni di euro, cifra attinta dal Fondo per le emergenze nazionali. Non si tratta, badiamo bene, di un intervento limitato al solo smottamento di Petacciato; il provvedimento copre i territori di Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia, quattro regioni che condividono non solo il versante adriatico ma anche una cronica fragilità idrogeologica. E se la frana di Petacciato viene ormai considerata stabile – lo confermano i rilievi tecnici – altrove, come a Salcito, i problemi restano aperti.

La circolazione riprende, ma a velocità ridotta

C’è però un dato che merita di essere sottolineato, perché restituisce il senso di una normalità ancora parziale. La riapertura della linea ferroviaria, se da un lato fa tirare un sospiro di sollievo a migliaia di viaggiatori, dall’altro non equivale a un ritorno alla piena operatività. I treni ripartono, sì, ma con velocità ridotta: l’incubo dell’isolamento – per la Puglia in particolare, che rischiava di restare tagliata fuori dal resto del paese – è finito solo a metà. Perché se i collegamenti ferroviari e autostradali sono stati progressivamente riattivati, la prudenza impone ancora limitazioni. E i sessanta tecnici, quelli che hanno rimesso in sesto i binari tra Termoli e Montenero di Bisaccia, sanno bene che una frana non si cancella con un colpo di spugna: si monitora, si convive con le sue conseguenze, si impara a gestirla.

Un collegamento ricucito, ma la vigilanza resta alta

La notizia, dunque, è che l’Italia non è più spezzata a metà. Almeno su rotaia. Il primo treno dopo la frana di Petacciato è passato, e con lui è ripresa una circolazione che molti davano per compromessa per settimane. Ma la dichiarazione dello stato di emergenza per i prossimi dodici mesi – insieme ai 50 milioni stanziati – racconta un’altra verità: quella di un territorio che resta sotto osservazione. Perché se oggi si viaggia da Termoli a Montenero di Bisaccia, domani potrebbe essere un altro smottamento, un altro versante, un’altra tratta a finire sotto le lenti degli ingegneri. E intanto, in Molise, a Salcito, i problemi non si sono affatto risolti. Ma questa, per ora, è una storia ancora da scrivere.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.