Crisi umanitaria a Gaza: testimonianze dal campo
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Redazione Esteri
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La situazione a Gaza è critica. Dopo un mese trascorso all'interno della Striscia, Enrico Vallaperta, infermiere veronese di 50 anni e referente medico di Medici Senza Frontiere a Gaza, racconta che ciò che più manca è lo spazio. E il legno. «Non ce n’è abbastanza per tutti», dice.
Mancanza di risorse
Il 18 dicembre, Vallaperta è entrato a Gaza dal valico di Rafah e ha vissuto per più di tre settimane in due stanze dell’ospedale Al-Aqsa a Deir el-Balah. La mancanza di risorse è palpabile e l'ospedale sta operando al 300% della sua capacità.
Condizioni catastrofiche
Negli ultimi giorni, le forze israeliane hanno bombardato l’area vicina all’ospedale Nasser senza alcun ordine di evacuazione, facendo fuggire nel panico i pazienti e molte delle migliaia di civili sfollati che avevano cercato rifugio. Lo ha denunciato un chirurgo di Medici Senza Frontiere (Msf) all’ospedale Nasser a Khan Younis. “La situazione è catastrofica – ha dichiarato Leo Cans, capomissione di Msf per la Palestina, in un video girato il 16 gennaio durante una visita all’ospedale Nasser, attualmente la più grande struttura sanitaria funzionante di Gaza.
Vittime innocenti
Le ferite sono «di guerra», ma i feriti no. A Gaza sono diversi: donne e bambini, «moltissimi». «Ero in Ucraina all’inizio di quel conflitto» racconta Enrico Vallaperta, coordinatore medico nella Striscia di Medici senza frontiere (Msf). «In ospedale arrivavano anche donne e bambini, con sindromi da crollo e fratture.
La crisi a Gaza è una situazione in continua evoluzione che richiede attenzione e azione immediata. Le organizzazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere stanno facendo tutto il possibile per fornire assistenza, ma è chiaro che la situazione è disperata e che sono necessari ulteriori aiuti.




