Le libere donne, il gran finale del 25 marzo: a Maggiano un ballo in maschera prima della resa dei conti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il lungo racconto della condizione femminile nei manicomi durante il secondo conflitto mondiale, quello messo in scena da Michele Soavi per la fiction Le libere donne coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy, si appresta a vivere il suo atto conclusivo.

La terza e ultima serata, in onda martedì 25 marzo su Raiuno, porterà a compimento, attraverso gli episodi cinque e sei, il percorso umano e professionale di Mario Tobino, lo psichiatra interpretato da Lino Guanciale, e delle donne recluse tra le mura di Maggiano.

Dopo settimane di tensione narrativa, durante le quali segreti inconfessabili e conflitti latenti hanno progressivamente scavato solchi profondi tra i personaggi, il manicomio toscano si trasformerà nel teatro di uno scontro definitivo, quel faccia a faccia tra le istanze di libertà e le cinghie di contenimento di un'oppressione che è al contempo istituzionale e storica.

La guerra, del resto, da rumore lontano e ovattato che filtrava dalle finestre, è ormai destinata a entrare con violenza inaudita nelle vite dei protagonisti, portando con sé il suo carico di macerie e scelte irrevocabili. famigliacristiana +3

Dalla diagnosi sociale all'irruzione della Storia

La serie, liberamente tratta dal romanzo autobiografico *Le libere donne di Magliano* che Mario Tobino pubblicò nel 1953, ha fin qui costruito la sua forza sulla rappresentazione di un microcosmo – quello del reparto femminile – dove la follia era spesso soltanto l'etichetta conveniente per marchiare quelle donne che la società patriarcale dell'epoca non riusciva a governare.

Donne “scomode”, come insegna la vicenda di Margherita Lenzi, la giovane ereditiera interpretata da Grace Kicaj, internata dal marito e dalla suocera perché vittima di abusi domestici, o come Paola Levi, la staffetta partigiana cui Gaia Messerklinger presta il volto, figura che incarna il legame indissolubile tra la battaglia politica e l'emancipazione personale.

In queste puntate finali, tuttavia, il conflitto mondiale cessa di essere una semplice cornice per divenire il motore stesso dell'azione.

L'armistizio, inizialmente accolto come un barlume di speranza, lascia presto il posto a un vuoto di potere e a una fame atavica che spingeranno le pazienti alla rivolta, mentre il pericolo dei rastrellamenti nazisti si fa sempre più concreto all'interno dell'istituto dove, tra le degenti, viene nascosta Marta, una donna ebrea. famigliacristiana +3

La verità di Margherita e il costo dell'umanità di Tobino

Il cuore pulsante del gran finale batterà però sui destini incrociati di Mario e Margherita, un legame che ha superato il confine della relazione terapeutica per addentrarsi nei territori impervi del sentimento.

Il medico, che da tempo cerca di dimostrare come la donna non sia affetta da alcuna patologia mentale bensì sia reduce dalle violenze del consorte, l'avvocato Filippo Lenzi, si troverà a dover fare i conti con una macchina giudiziaria e psichiatrica sorda a qualsiasi appello.

Portata davanti a un giudice perché si stabilisca la sua infermità, Margherita tenterà di denunciare gli abusi subiti, ma le sue parole – proprio perché cariche di un'emotività dettata dalla disperazione – non troveranno credito agli occhi del tribunale, che leggerà in quelle grida la conferma del suo squilibrio.

È questo il paradosso tragico su cui la fiction di Soavi ha scelto di insistere: la vittima, nel momento in cui trova la forza di parlare, offre al sistema che la vuole punire proprio l'arma per squalificarla definitivamente. A Maggiano, intanto, l'atmosfera si fa via via più incandescente.

Il tentativo di Tobino di introdurre metodi alternativi alle pratiche coercitive – camicie di forza, docce gelate, elettroshock – lo pone in rotta di collisione con i colleghi più legati alla tradizione, come il dottor Parisi, mentre l'amico e collega Anselmi, un Fabrizio Biggio inedito in un ruolo drammatico, lo mette in guardia dai rischi di un coinvolgimento emotivo che potrebbe travolgerlo. statoquotidiano +3

L'ultima maschera prima della tempesta

A suggellare questa fase di stremante attesa, gli autori hanno inserito un espediente narrativo di forte impatto visivo e simbolico: un ballo in maschera organizzato all'interno della struttura per raccogliere viveri.

In quell'occasione, il confine tra finzione e realtà, tra salute e follia, tra il ruolo sociale e l'identità profonda, si assottiglierà fino a sparire. Le maschere, indossate per gioco o per necessità, diventeranno lo specchio di una verità che ognuno dei personaggi porta dentro di sé e che, a poche ore dalla fine, è destinata a venire a galla.

Sarà in quel clima sospeso, quasi onirico, che si consumeranno gli ultimi strappi, fino all'ultimatum del colonnello Sommer e all'esplosione di una violenza che non risparmierà nessuno, portando a compimento il percorso iniziato da Tobino quando, rientrato dal fronte libico, aveva scelto di vivere dentro il manicomio per capire, anziché limitarsi a classificare.

La sua penna, che non ha mai preso ordini come amava dire, e il suo sguardo, capace di dare del tu alla follia, si misureranno con il prezzo più alto, in una notte in cui a Maggiano non ci saranno più né dottori né pazienti, ma soltanto esseri umani in balia della Storia. casertaweb +3

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