Novate: don Eugenio e venti adolescenti a Roma per il Giubileo, tra commozione e speranza
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Redazione Interno
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Una ventina di ragazzi, guidati dall’instancabile don Eugenio, hanno vissuto a Roma un’esperienza che, nonostante l’ombra della scomparsa del Pontefice, è rimasta intensa e carica di significato. Radunati in piazza San Pietro insieme a migliaia di coetanei, i giovani provenienti dalla diocesi ambrosiana hanno ascoltato le parole di Papa Francesco, proiettate sui maxischermi, in cui li esortava a coltivare relazioni autentiche e ad ascoltare il prossimo. «Non ci lasceremo rubare la speranza», hanno ripetuto, con quella fiducia che solo i più giovani sanno conservare anche nei momenti più difficili.
Quella che avrebbe dovuto essere una celebrazione gioiosa, segnata dalla canonizzazione di Carlo Acutis – poi sospesa a causa del lutto – si è trasformata in un pellegrinaggio diverso, sospeso tra la commozione per la perdita del Papa e la luce pasquale che ha continuato a risplendere. Per molti di loro, cresciuti sotto il pontificato di Bergoglio, è stato un addio sofferto, ma anche l’occasione per riflettere sull’eredità lasciata. «Siamo diventati grandi con lui», hanno confidato alcuni ragazzi veronesi, mentre il cardinale Parolin, durante la messa in suffragio, ha sottolineato come la gioia pasquale si leggesse ancora sui loro volti, nonostante il dolore.
Non sono mancati i momenti di condivisione con i duemila bergamaschi accorsi insieme a don Gabriele Bonzi, direttore dell’Ufficio per la Pastorale dell’Età Evolutiva, o con i settemila ambrosiani che hanno riempito le strade della Capitale. Un mosaico di voci e storie, provenienti da ogni angolo d’Italia e del mondo – dall’America Latina all’Africa, dagli Emirati Arabi all’Asia – che per tre giorni ha animato Roma, mostrando quanto, al di là delle differenze, ci fosse un’unica certezza: quella di non volersi arrendere alla tristezza.




