L’accordo Usa-Ucraina sulle terre rare: vantaggi per Washington, costi per Kiev
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Redazione Esteri
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Quasi due mesi dopo lo scontro alla Casa Bianca tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump, il memorandum d’intesa sulle risorse minerarie ucraine – un testo vago, mai firmato e ancora in fase di negoziazione – continua a sollevare interrogativi. Di quel documento in 11 punti, diffuso ma non ratificato, si sa poco, e ancor meno trapela dalle trattative in corso tra le squadre dei due presidenti. Quel che è certo, però, è che l’intesa, così come concepita, garantirebbe alle imprese statunitensi condizioni privilegiate nello sfruttamento delle terre rare e di altri minerali strategici, lasciando all’Ucraina l’onere di coprire i rischi, compresi quelli legati a un eventuale conflitto.
La proposta avanzata dal partito di Zelensky al parlamento di Kiev prevede infatti non solo un regime fiscale agevolato per le compagnie americane, ma anche indennizzi in caso di interruzioni forzose dell’attività estrattiva, come accadrebbe in scenari di guerra. Una clausola che, di fatto, trasferisce il peso finanziario delle emergenze sul bilancio ucraino, mentre i profitti rimarrebbero in mano agli investitori d’oltreoceano. Intanto, sullo sfondo, proseguono i colloqui tra Washington e Mosca, con l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, impegnato a Riad in un dialogo con i russi che – almeno formalmente – punta a smussare le tensioni nel Mar Nero e a trovare una tregua, seppure parziale.




