Alysa Liu firma una rimonta straordinaria e conquista l’oro olimpico nel pattinaggio di figura
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Redazione Sport
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C’è chi vive per il ghiaccio e chi, invece, dal ghiazzo aveva bisogno di allontanarsi per imparare ad amarlo di nuovo. Alysa Liu, vent’anni compiuti da qualche mese, ha scritto una delle pagine più belle di questi Giochi invernali di Milano-Cortina, aggiudicandosi la medaglia d’oro nel singolo femminile di pattinaggio di figura con una performance che difficilmente chi era presente alla Milano Ice Skating Arena dimenticherà. Partita dalla terza posizione dopo il programma corto di martedì, la statunitense ha letteralmente stregato giudici e pubblico con un libero da 150.20 punti – un punteggio che rappresenta il suo nuovo record personale – per un totale di 226.79, sufficiente a scalzare dal gradino più alto del podio le fortissime giapponesi, arrivate a questa rassegna con i favori del pronostico -1-6.
La musica scelta da Liu, la MacArthur Park Suite di Donna Summer, ha fatto da colonna sonora a una liberazione più che a una semplice esibizione tecnica. L’americana ha pattinato con una leggerezza e una gioia che trasparivano da ogni gesto tecnico, dalla combinazione triplo Lutz-triplo toeloop al triplo Salchow eseguito con una pulizia esemplare, fino a quel doppio Axel conclusivo che ha fatto esplodere l’arena -6. Non una sbavatura, non un attimo di tentennamento: solo la consapevolezza di chi, dopo aver toccato il fondo e aver detto basta a soli sedici anni, ha ritrovato la strada di casa. Sul podio con lei sono salite due nipponiche, Kaori Sakamoto – argento con 224.90 punti, visibilmente commossa al termine del suo programma che potrebbe essere l’ultimo della carriera – e la diciassettenne Ami Nakai, bronzo con 219.16, incapace di gestire la pressione di chi era partita in testa dopo lo short program -4-5.
Per comprendere la portata di quello che si è materializzato sul ghiaccio del Forum di Assago occorre fare un passo indietro di quattro anni. Alysa Liu, che a tredici anni era già diventata la più giovane campionessa nazionale della storia statunitense, nel 2022, all'indomani dei Giochi di Pechino chiusi al settimo posto, aveva annunciato il ritiro. Una decisione drastica, presa a sedici anni, motivata da un malessere profondo: il pattinaggio non le dava più alcuna gioia, era diventato un peso, una gabbia fatta di sacrifici e di un'infanzia negata. Voleva vivere, la piccola Alysa, fare trekking, studiare psicologia, stare con i fratelli e i amici, scoprire cosa ci fosse oltre quel vetro gelido che per undici anni aveva rappresentato il suo intero universo -2-7-10.
Poi, nel 2024, la scintilla. Una sensazione difficile da spiegare, la stessa che ieri sera ha provato a raccontare ai giornalisti con gli occhi ancora lucidi. È tornata sul ghiaccio senza pressioni, pattinando per sé stessa, e in pochi mesi ha infilato una sequenza pazzesca: il Titolo mondiale a Boston nel 2025, l’oro a squadre in questi stessi Giochi e, infine, la ciliegina sulla torta di una carriera che sembrava già archiviata -1-7. La sua storia, segnata anche dalle origini – è nata grazie alla gestazione per altri, come i suoi fratelli, da un padre rifugiato politico cinese – aggiunge ulteriore spessore a una vicenda umana prima ancora che sportiva, lontana anni luce dalle coreografie patinate e spesso anonime che popolano il panorama della disciplina -1.




