Alysa Liu, l’oro olimpico con i capelli ad anelli e quel piercing fai-da-te che luccica sul podio
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Redazione Sport
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Quando Alysa Liu ha concluso il suo programma libero nella Milano Ice Skating Arena, giovedì 19 febbraio, il boato del pubblico ha suggellato qualcosa che andava ben oltre il punteggio di 226.79 punti -4. La ventenne di Clovis, in California, ha riportato l’oro olimpico nel pattinaggio di figura femminile negli Stati Uniti a distanza di ventiquattro anni dall’impresa di Sarah Hughes, ma l’immagine che resterà di questa edizione dei Giochi invernali non è fatta solo di tripli salti e trottole di altissimo livello. Sul gradino più alto del podio, Liu ha sorriso con quel suo piercing al frenulo – un "smiley" che le incornicia i denti anteriori – e ha scosso i capelli scuri attraversati da striature bionde, una sorta di diario esistenziale scritto sulla chioma. Un’estetica punk, lontana anni luce dai canoni patinati della disciplina, che racconta una storia di ritiri, rinascite e di un rapporto riconquistato con il ghiaccio.
A dare un senso a quelle ciocche decolorate è la stessa atleta, che ha spiegato come ogni anello rappresenti un anno della sua vita a partire dal 2023, quando decise di aggiungere la prima striscia -3-7. L’idea iniziale, confida ridendo, era di tingersi a strisce come un procione, ma poi è arrivata la svolta poetica: "Volevo diventare un albero, aggiungere ogni anno un nuovo anello" -8. Un modo per segnare il tempo e la crescita personale, lontano dai riflettori, durante quella pausa di due stagioni in cui aveva appeso i pattini al chiodo. Nel 2022, dopo un sesto posto a Pechino e undici anni di sacrifici iniziati all’età di cinque, Liu si era ritirata, stanca di una "infanzia anormale" fatta di soli allenamenti e di un peso psicologico diventato insopportabile -1-5. Oggi, invece, tra i lustrini di un abito dorato che sembrava presagire il risultato, pattina sulle note di Donna Summer e si gode ogni secondo di quell’esibizione che quattro anni fa viveva come una condanna -5.
Quel piercing fai-da-te e il ritorno a un pattinaggio ritrovato
Oltre agli anelli nei capelli, ciò che cattura l’obiettivo dei fotografi è quel dettaglio d’argento che appare solo quando sorride. Alysa Liu ha raccontato senza filtri la genesi del suo piercing: se l’è fatto da sola, in cameretta, con un ago sterile e l’aiuto della sorella che le teneva sollevato il labbro davanti allo specchio -2-7. Una pratica, quella dei piercing autonomi, che considera quasi un hobby, nato per risparmiare e perché, dice, si fida della propria mano. Un gesto che la dipinge meglio di qualsiasi intervista: una ragazza che vuole il controllo della propria immagine, che decide in prima persona come presentarsi al mondo, costi quel che costi. E quel mondo, a Milano-Cortina, l’ha ricambiata con due medaglie d’oro, una vinta nella gara a squadre insieme alle compagne Amber Glenn e Isabeau Levito – le cosiddette "Blade Angels" – e l’altra, la più ambita, arrivata al termine di una rimonta nel libero che l’ha proiettata davanti alle fortissime giapponesi Kaori Sakamoto e Ami Nakai -4-6.
Dietro il trionfo, però, c’è un lavoro di ricostruzione interiore che parte dal ritiro del 2022. Liu aveva sedici anni e sentiva il pattinaggio come una responsabilità, non come una scelta. La svolta è arrivata durante una vacanza, quando ha capito che quel mondo le mancava -6. Il ritorno alle gare nel 2024 è stato accompagnato da una consapevolezza nuova: niente più sacrifici totalizzanti, ma un equilibrio ritrovato, studi di psicologia all’università e un approccio più leggero alla competizione -5. Il suo coreografo, Massimo Scali, aveva notato subito quel piercing e quella libertà espressiva, elementi che oggi fanno parte integrante della sua cifra stilistica. Sul ghiaccio, Liu non recita più la parte della campionessa prodigio, ma semplicemente sé stessa, con la stessa disinvoltura con cui prima della gara faceva videochiamate alle amiche o sfoggiava calze leopardate, lontana dalla rigidità che spesso imprigiona gli atleti.




