Alysa Liu oro a Milano Cortina, la rivincita della pattinatrice col rossetto e il piercing fai-da-te

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un dettaglio, nell’esibizione che ha regalato l’oro olimpico alla statunitense Alysa Liu, che forse sfugge a chi guarda soltanto il punteggio monstre di 226.79 o la perfezione dei salti, e riguarda la piccola, grande cura del beauty prima di salire sul gradino più alto del podio. Mentre le prime tre classificate si avvicinano per la cerimonia, la ventenne californiana si ferma di colpo, torna indietro e chiede: “Dov’è il mio rossetto?”. Tra le mani, pronta per essere riapplicata, stringe un Lip Oil di Rare Beauty, quasi a suggellare che la vittoria, sì, è questione di tecnica, ma anche di quella leggerezza con cui ci si riappropri della propria immagine -1. Pochi istanti dopo, il sorriso smagliante lascia intravedere anche il piercing al frenulo superiore, quello che lei stessa, con l’aiuto della sorella a tenerle sollevato il labbro e uno specchio davanti, decise di farsi in cameretta più di due anni fa, un gesto che definirei punk per come infrange le rigide regole estetiche di uno sport spesso impigliato in canoni patinati e omologati -3-10.

La sua prestazione sul ghiaccio dell’Ice Skating Arena, del resto, è stata tutto fuorché convenzionale. Recuperando dalla terza posizione nel programma corto, Liu ha letteralmente trasformato la pista in una pista da discoteca, danzando sulle note della MacArthur Park Suite di Donna Summer, un brano anni Settanta che ha contagiato il pubblico e persino il compagno di squadra Ilia Malinin, in piedi ad applaudire a ritmo -5. Un programma libero da 150.20 punti che non lasciava scampo alle avversarie, in primis le giapponesi Kaori Sakamoto, costretta all’argento nonostante una carriera scintillante che chiude con le lacrime agli occhi, e la giovane Ami Nakai, partita in testa dopo lo short program e poi scivolata sul gradino più basso del podio con il bronzo -2-7.

Il ritorno dopo il ritiro e la filosofia anti-pressione

Quello che colpisce, nella parabola di Alysa Liu, non è soltanto la doppia medaglia d’oro conquistata a questi Giochi – dopo il successo nel team event – ma il percorso controcorrente che l’ha riportata sul tetto del mondo. Quattro anni fa, all’indomani di Pechino 2022, a soli sedici anni annunciò il ritiro, stanca di un’esistenza vissuta interamente sul ghiaccio, di sacrifici e di quella che lei stessa definì un’infanzia “anormale” -1-8. Voleva una vita diversa, lontana dai riflettori, e per due stagioni l’ha avuta, circondata da amici e familiari, godendosi quelle piccole cose che lo sport ad alto livello necessariamente sottrae. Poi, durante una vacanza sulla neve, l’adrenalina e la passione sono tornate a bussare, e lei ha deciso di riascoltarle, ma a modo suo: senza più farsi schiacciare dalle aspettative, con la consapevolezza che “non ho bisogno di questo”, riferendosi all’oro, ma che ciò che contava era riavere quel palcoscenico per esprimersi -9. Una filosofia che l’ha portata a vincere i Mondiali di Boston nel 2025 e a presentarsi a Milano Cortina da campionessa in carica, sebbene con la leggerezza di chi, come ha detto, se anche fosse caduta su ogni salto, avrebbe comunque indossato con orgoglio il suo abito scintillante -9.

Un’estetica personale tra lustrini e ciocche bionde

La sua cifra stilistica, del resto, è il riflesso di questa ritrovata libertà. Non c’è solo il piercing, quel “smiley” che quando sorride sembra adornarle i denti e che il coreografo Massimo Scali, l’italiano che segue la sua preparazione artistica, notò subito, tanto da pensare di farsene uno anche lui -3-7. C’è anche l’acconciatura, con quelle striature bionde che si aggiungono anno dopo anno alla sua chioma scura, come gli anelli di un albero, un modo per segnare il tempo e la crescita personale lontano dagli schemi imposti -3-10. Una pattinatrice che si riapplica il rossetto prima di salire sul podio, che indossa un abito che ama e che pattina con la spensieratezza di chi ha già sperimentato cosa significhi vivere senza pattini, non può che portare una ventata di autenticità in una disciplina spesso troppo ingessata. E mentre gli Stati Uniti festeggiano un Titolo che mancava dall’epoca di Sarah Hughes nel lontano 2002, Alysa Liu, con le sue 226.79 e il suo piercing, dimostra che la vera rivoluzione, a volte, parte da un gesto semplice: tornare a sorridere per sé stessi -9.

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