La USS Gerald R. Ford a Creta, ma l'equipaggio è allo stremo tra wc intasati e missioni infinite

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il gigante dei mari, la portaerei a propulsione nucleare USS Gerald R. Ford, la più imponente mai costruita per tonnellaggio e tecnologia imbarcata, ha gettato le sue ancore nelle acque della base navale di Souda Bay, sull'isola di Creta, in quella che una nota ufficiale della Marina degli Stati Uniti ha descritto come una sosta programmata della durata prevista di quattro giorni, finalizzata principalmente a operazioni di rifornimento di carburante e ad interventi di assistenza tecnica per i complessi sistemi di bordo. L'attracco, avvenuto nella giornata di lunedì, s'inserisce in un più ampio e significativo rafforzamento della presenza militare americana in un'area del Medio Oriente che si estende dal Mediterraneo orientale fino al Golfo Persico, in un momento in cui le tensioni con la Repubblica Islamica dell'Iran hanno raggiunto una delle loro fasi più critiche degli ultimi anni. Mentre i diplomatici delle due nazioni si preparano a incontrarsi nuovamente a Ginevra per un tentativo – forse l'ultimo, a sentire le parole che giungono da Washington – di trovare un'intesa sul programma nucleare di Teheran, il Pentagono continua a dispiegare una quantità di mezzi bellici che, per densità e capacità offensiva, non si vedeva nella regione dai tempi dell'invasione dell'Iraq. Oltre alla Ford, che andrà a rinforzare il dispositivo già operativo facendo coppia con un'altra portaerei, la USS Abraham Lincoln, posizionata con il suo gruppo di scorta al largo dello stretto di Hormuz, decine di aerei da combattimento di quinta generazione F-35 e F-22 sono stati ridislocati verso basi aeree in Giordania e nei paesi del Golfo, mentre bombardieri strategici B-2 Spirit, capaci di penetrare le difese aeree nemiche con il loro carico di ordigni bunker buster, risultano in stato di allerta pronto impiego. Lo spettro di un'azione militare, insomma, si fa sempre più concreto, nonostante gli appelli alla de-escalation provenienti da più parti e la volontà dichiarata dall'Iran di proseguire il negoziato, seppur da una posizione che i suoi leader definiscono di forza e di difesa della sovranità nazionale.

La prova dei marinai tra turni estenuanti e disagi igienici

Mentre i riflettori del mondo sono puntati sui movimenti delle flotte e sulle traiettorie dei bombardieri, a bordo della stessa Gerald R. Ford si consuma una crisi silenziosa ma non per questo meno grave, che riguarda gli uomini e le donne chiamati a manovrare questa macchina da guerra tecnologicamente avanzatissima, la cui costruzione è costata alle casse americane oltre tredici miliardi di dollari. L'equipaggio, composto da quasi cinquemila marinai, è sottoposto ormai da mesi a una tensione logorante, dovuta a una missione che non accenna a terminare. Il dispiegamento della Ford, iniziato la scorsa estate con destinazione il Mar Mediterraneo, è stato infatti prima prolungato per dirottare la nave nel Mar dei Caraibi, nell'ambito della pressione politica e militare dell'amministrazione Trump sul Venezuela, e ora nuovamente esteso per questa corsa verso il Medio Oriente. Ne emerge un quadro di stanchezza psicofisica ai limiti della sopportazione, con i marinai che, come riportato da testimonianze raccolte dalla stampa americana, hanno superato abbondantemente i duecento giorni consecutivi in mare, perdendosi eventi fondamentali della vita familiare: c'è chi non ha potuto dare l'ultimo saluto a un bisnonno morente, chi ha visto i primi passi del proprio figlio solo attraverso lo schermo di un tablet, chi non è riuscito a stare accanto a un fratello durante un delicato intervento chirurgico. A questo dramma personale, fatto di assenze e di solitudine, si aggiungono problemi di natura squisitamente pratica che minano ulteriormente il morale e la vivibilità a bordo, trasformando quella che dovrebbe essere l'orgoglio della flotta in un ambiente ostile.

Guasti tecnici e futuro incerto per il gigante dei mari

Le difficoltà, che hanno trovato spazio anche in rapporti interni della Marina resisi pubblici, riguardano in particolare il sistema di scarico dei bagni, una componente tanto prosaica quanto essenziale per la vita di migliaia di persone costrette a convivere in spazi ristretti. Sembra, infatti, che il sofisticato impianto sottovuoto della Ford, una tecnologia mutuata dalle navi da crociera e progettata per risparmiare acqua, vada continuamente in tilt a causa di intasamenti e rotture, con conseguenze facilmente immaginabili in termini di odori e condizioni igieniche. I guasti, che richiedono interventi di manutenzione continui e complessi, costringono il personale addetto a turni di lavoro massacranti, talvolta fino a diciannove ore al giorno, per cercare di ripristinare la funzionalità delle tubature, spesso ostruite da oggetti improbabili o da semplici strappi nei condotti. La situazione, se da un lato alimenta un crescente malcontento tra i marinai – alcuni dei quali, a quanto si apprende, starebbero meditando di lasciare la Marina una volta conclusa questa estenuante campagna – dall'altro pone seri interrogativi sulla prontezza operativa complessiva della nave. Un equipaggio esausto e demotivato, alle prese con problemi così elementari, rappresenta un tallone d'Achille non trascurabile in vista di un possibile conflitto ad alta intensità, dove la prontezza dei riflessi e la lucidità sono cruciali tanto quanto la potenza di fuoco. Il futuro della Ford, e dei suoi uomini, rimane legato a doppio filo agli esiti dei colloqui di Ginevra e alle decisioni che prenderà la Casa Bianca, con la consapevolezza che un ulteriore prolungamento della missione, portandola a superare i trecento giorni, stabilirebbe un record negativo per la flotta americana dall'epoca della guerra del Vietnam.

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