Pirelli, si interrompe il patto con i cinesi di Sinochem per le regole Usa sul Cyber Tyre
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Redazione Economia
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Il tempo a disposizione è terminato, senza che si riuscisse a trovare un nuovo equilibrio. Camfin, la holding di riferimento guidata dal vicepresidente Marco Tronchetti Provera, ha reso noto di non voler rinnovare il patto parasociale che la lega al gruppo cinese Sinochem, azionista con una quota del 34 per cento, e che sarà destinato a scadere il prossimo 18 maggio. La decisione, maturata dopo un confronto prolungato e mediato dalle istituzioni italiane, arriva in un momento delicatissimo, segnato dalle incombenti regolamentazioni statunitensi che riguardano la tecnologia degli pneumatici intelligenti, i cosiddetti Cyber Tyre. Senza un adeguamento della governance di Pirelli, che presidi in modo inequivocabile le scelte tecnologiche sensibili, lo sviluppo di questi prodotti – fondamentali per il futuro del settore – rischierebbe di arrestarsi, privando il gruppo di un mercato cruciale.
Il nodo della governance e le pressioni normative
La posta in gioco, che trascende i pur rilevanti equilibri azionari, è di natura strategica e geopolitica. Il governo italiano, esercitando i suoi poteri speciali, aveva imposto nel giugno dello scorso anno una serie di condizioni per salvaguardare la sicurezza nazionale, vista la natura dual-use della tecnologia Cyber Tyre, applicabile sia al mercato civile che a quello della difesa. Il dialogo promosso dalle autorità tra i soci, che si è protratto per mesi nel tentativo di adeguare le strutture di controllo in tempo utile, non ha però prodotto gli esiti sperati. Camfin, detentrice del 27,3 per cento del capitale, ha constatato l’impossibilità di concordare con Sinochem, in questa fase, delle soluzioni operative che permettessero a Pirelli di conformarsi pienamente e rapidamente alle esigenze normative americane, le quali – va ricordato – diventano più stringenti sotto l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Le implicazioni immediate per la Bicocca
La comunicazione formale del mancato rinnovo sarà ora notificata agli uffici del Golden power a Palazzo Chigi, come previsto dalla normativa. Questo passo segna un punto di non ritorno, sciogliendo di fatto il vincolo che coordinava l’azione dei due principali azionisti e aprendo una fase di grande incertezza sull’assetto futuro del gruppo. La fine del patto, di per sé, non modifica le percentuali di possesso, ma libera Camfin da obblighi di condotta concordata con il partner cinese, lasciando presumere che si cercheranno altre strade per garantire a Pirelli la necessaria libertà operativa nello sviluppo tecnologico. Alcuni osservatori, del resto, ritengono che la tecnologia Cyber Tyre rappresenti ormai il cuore della competitività del settore, una leva su cui non si può transigere.
Uno scenario in evoluzione tra tecnologia e geopolitica
La vicenda, al di là dei tecnicismi finanziari, riflette le tensioni sempre più marcate che attraversano le catene del valore globali, dove gli aspetti di sicurezza nazionale si intrecciano in modo inestricabile con le strategie industriali. La difficoltà di conciliare la presenza di un socio rilevante come Sinochem, legato a doppio filo a Pechino, con le esigenze di un alleato strategico come Washington, ha finito per creare un cortocircuito. La scelta di Camfin, seppure drastica, appare quindi come un tentativo di preservare il potenziale di crescita di Pirelli in Occidente, evitando di pregiudicarne l’accesso a tecnologie e mercati. Resta da vedere come evolverà ora il rapporto con Sinochem, che rimane un azionista di peso, e quali nuovi assetti possano essere disegnati per traghettare il colosso degli pneumatici attraverso questa complessa transizione.




