Trump accerchiato a Doha, il negoziato con l’Iran resta in stallo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il negoziato tra Stati Uniti e Iran prosegue a Doha, ma le distanze tra le parti restano ampie su dossier decisivi come il programma nucleare iraniano e l’alleggerimento delle sanzioni economiche. Mentre Donald Trump continua a parlare di un possibile accordo, fonti diplomatiche citate da Wall Street Journal e Cnn descrivono colloqui ancora lenti e segnati da continui stop and go. La trattativa, iniziata ieri mattina nella capitale del Qatar, si concentra soprattutto sulla gestione dell’uranio arricchito e sul ruolo strategico dello Stretto di Hormuz, in una fase in cui ogni dichiarazione pubblica rischia di cambiare il clima attorno all’intesa.

Secondo quanto riportato da Cnn, i colloqui sono tuttora in corso e coinvolgono una delegazione iraniana di alto livello guidata dal capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal governatore della Banca Centrale Abdolnaser Hemmati. L’arrivo del gruppo a Doha ha confermato la volontà di Teheran di mantenere aperto il canale diplomatico, anche se le aperture restano limitate. Donald Trump, nelle stesse ore, ha sostenuto che l’uranio verrà consegnato agli Stati Uniti e distrutto in collaborazione con Teheran direttamente sul posto, una posizione che continua però a incontrare resistenze nella leadership iraniana.

Le distanze sull’uranio e le sanzioni

Il nodo centrale del confronto resta il destino dell’uranio arricchito e il sistema di controllo internazionale sulle attività nucleari iraniane. Teheran avrebbe aperto all’ipotesi di trasferire parte dell’uranio in Cina, ma senza accettare condizioni considerate punitive o eccessive. Allo stesso tempo gli Stati Uniti insistono sulle garanzie necessarie per evitare nuovi sviluppi del programma nucleare. Sul tavolo restano anche le richieste iraniane per un alleggerimento delle sanzioni economiche, considerate essenziali da Teheran per dare credibilità politica all’accordo.

Le dichiarazioni pubbliche riflettono l’incertezza della trattativa. Marco Rubio continua a mostrarsi ottimista sulla possibilità di arrivare a un’intesa in tempi brevi, mentre le autorità iraniane parlano di “progressi su molte questioni” ma precisano che l’accordo “non è imminente”. Da Teheran arriva inoltre il rifiuto di eventuali “pressioni o richieste eccessive”, segnale di una linea negoziale che cerca di mantenere margini di autonomia mentre il confronto diplomatico entra nelle sue ore più delicate.

Trump alterna aperture e minacce

Il clima attorno ai colloqui resta segnato anche dal cambio di tono di Donald Trump, passato nel giro di poco tempo da dichiarazioni aggressive alla promozione di un possibile “Memorandum of Peace”. La rapidità con cui il presidente americano ha modificato la propria retorica viene letta come il riflesso di un equilibrio ancora instabile, nel quale la realpolitik sembra prevalere sulle posizioni più radicali sostenute nei mesi precedenti. Nonostante questo cambio di impostazione, Trump continua a usare toni duri per aumentare la pressione sul tavolo negoziale.

Il presidente americano ha infatti ribadito che, se l’accordo non sarà “grandioso”, sarebbe preferibile interrompere il processo e tornare a un’escalation militare “più intensa e massiccia che mai”. Le sue parole si inseriscono in una fase in cui la tregua viene interpretata come uno spazio necessario per permettere alle due economie di respirare e per creare le condizioni minime di un’intesa politica. Intanto a Doha proseguono gli incontri tecnici e diplomatici, mentre restano poche ore o pochi giorni per capire se il negoziato riuscirà davvero a trasformarsi in un accordo definitivo.

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