Proteste e scontri alla Camera: Magi irrompe da fantasma, Meloni sotto accusa
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Redazione Interno
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L’Aula della Camera è diventata il palcoscenico di un confronto politico infuocato durante il secondo premier time con Giorgia Meloni, in cui le proteste hanno rubato la scena ai contenuti. Tra le polemiche più eclatanti, l’irruzione del deputato di +Europa Riccardo Magi, travestito da fantasma con un lenzuolo bianco, gesto che ha immediatamente provocato la sua espulsione per volere del presidente Lorenzo Fontana. L’obiettivo della provocazione era denunciare il silenzio della maggioranza sui referendum dell’8 e 9 giugno, che riguardano temi come la cittadinanza e che, secondo Magi, restano sconosciuti ai cittadini. "Se li fermiamo per strada – ha spiegato il parlamentare – molti non sanno nemmeno che si voterà".
La reazione non si è fatta attendere, con Matteo Renzi che ha bollato l’azione come "una pagliacciata", sostenendo che la premier andrebbe sfidata sui contenuti, non con gesti plateali. "La Meloni viene raramente in Parlamento – ha aggiunto l’ex premier – e quando lo fa, è su quel terreno che bisogna misurarsi". Ma Magi, difendendosi sui social, ha ribattuto che ignorare il voto referendario equivale a "uccidere la democrazia".
Oltre alla protesta simbolica, il dibattito si è acceso su questioni ben più concrete, dall’invio di armi a Israele – tema che ha scatenato le critiche dell’opposizione – fino alle carenze del sistema sanitario. Meloni, da parte sua, ha respinto le accuse, ribadendo le posizioni del governo, ma l’atmosfera tesa ha reso difficile un confronto costruttivo.




