Prezzi in rialzo al mercato: ortaggi e pesce risentono del clima e delle tensioni internazionali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il carrello della spesa, in queste settimane, subisce l’onda lunga di una combinazione di fattori che poco hanno a che vedere con la domanda dei consumatori e molto, invece, con ciò che accade a monte della filiera: dalle condizioni meteorologiche avverse – quelle che hanno segnato l'inizio dell'anno – fino alle tensioni geopolitiche, il cui impatto, sebbene indiretto, inizia a tradursi in aumenti tangibili sui prezzi all'ingrosso di diversi comparti. Il settore dell'ortofrutta, in particolare, sta scontando una criticità produttiva che arriva da lontano. Le abbondanti piogge e le gelate dei primi mesi del 2026, infatti, hanno compromesso le coltivazioni in pieno campo soprattutto al Sud, causando non solo una riduzione dei volumi disponibili ma, in alcuni casi, anche un decadimento qualitativo della merce. A questo si aggiunge la naturale conclusione del ciclo per le serre, creando un vuoto che la produzione spagnola e marocchina, a sua volta penalizzata dal maltempo nella penisola iberica, non riesce a colmare adeguatamente. Il risultato è una scarsità di prodotto fresco che spinge al rialzo le quotazioni di ortaggi di largo consumo come i peperoni, che sui mercati generali mantengono livelli elevati, attestandosi spesso oltre i tre euro al chilo per le varietà spagnole e tra i 2,50 e i 2,70 euro per quelle italiane.

Parallelamente, il comparto ittico vive una fase di transizione. Se da un lato il ritorno a condizioni meteo più miti ha consentito una ripresa dell'attività di pesca, specialmente sul versante tirrenico, aumentando la quantità di pescato sui banchi, dall'altro i listini non mostrano segni di cedimento strutturale. Secondo le rilevazioni della Borsa della Spesa, il servizio curato da Bmti e Italmercati in collaborazione con Consumerismo No Profit, alcune specie stagionali registrano addirittura flessioni congiunturali: è il caso delle razze, il cui prezzo all'ingrosso oscilla tra i 4 e i 6 euro al chilo, segnando un calo significativo sia su base settimanale che annua. Tuttavia, si tratta di eccezioni in un quadro generale che resta sostenuto, dove il pesce azzurro più economico, come l'alaccia, rappresenta un'alternativa per contenere la spesa senza rinunciare al fresco, mentre i gamberi rosa di piccola taglia non superano i 4 euro al chilo, a testimonianza di una forbice prezzi che si allarga in base alla pezzatura e alla domanda.

L'effetto domino dei carburanti e la logistica

A complicare ulteriormente l'equazione, interviene la variabile energetica. Le tensioni in Medio Oriente, con la conseguente instabilità delle rotte commerciali nel Mar Rosso e il rischio di escalation nello Stretto di Hormuz, hanno riacceso la volatilità sul mercato petrolifero. Il prezzo del greggio, dopo aver superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, inra un premio al rischio che, sebbene non si sia ancora tradotto in aumenti verticali dei costi alla pompa, inizia a pesare sulle voci della logistica e dei trasporti. Per i prodotti ortofrutticoli, specialmente quelli importati o che coprono lunghe tratte dalla Spagna o dal Sud Italia, l'incremento del costo del carburante per i tir si traduce in un aggravio che, sommato alla minore disponibilità di merce, finisce per essere scaricato a valle. Un effetto domino, questo, che il Centro agroalimentare di Roma (Car) ha già rilevato, segnalando come l'incertezza nei mercati energetici stia contribuendo a mantenere elevate le quotazioni di prodotti come pomodori e zucchine, la cui raccolta in serra, peraltro, procede a rilento.

Agrumi e ortaggi: il raccolto sotto scacco

Scendendo nel dettaglio delle singole produzioni, la situazione degli agrumi appare particolarmente emblematica degli squilibri in atto. Le arance Tarocco siciliane, regine dell'inverno, stanno vivendo una campagna di commercializzazione complessa: le abbondanti piogge hanno ostacolato la pigmentazione dei frutti e, in alcuni areali, ne hanno anticipato la fine della raccolta a causa dei danni provocati dai ristagni idrici. Questo ha creato una forte disomogeneità qualitativa sul mercato, con partite di pregio che spuntano prezzi elevati – fino a 2 euro al chilo – accanto a prodotto di qualità inferiore che fatica a trovare collocazione a cifre più contenute. Anche per i mandarini tardivi si registra una flessione dei prezzi rispetto alla settimana precedente, ma il livello complessivo rimane superiore alle medie stagionali a causa dell'offerta comunque limitata. Sul versante degli ortaggi a foglia, le lattughe mostrano una riduzione dei quantitativi che ne sta facendo impennare i prezzi, mentre i cavolfiori, al contrario, subiscono un calo delle quotazioni trainato da una domanda debole, sintomo di un consumatore che, davanti a listini altalenanti, tende a orientarsi con maggiore prudenza.

Il comparto ittico tra flotte ferme e prezzi sostenuti

Per il pesce, la finestra di opportunità è rappresentata dalle specie meno nobili o considerate "povere", il cui prezzo più accessibile potrebbe invogliare gli acquisti. La Borsa della Spesa segnala come, oltre all'alaccia, anche il cefalo dorato sia sceso a circa 2,50 euro al chilo all'ingrosso, con un calo percentuale che lo rende competitivo. Tuttavia, il grosso della produzione ittica – si pensi a spigole, orate o ai crostacei – mantiene quotazioni elevate, risentendo non solo dei costi del carburante per uscire in mare, ma anche di una flotta che, dopo i fermi forzati per maltempo, sta tornando operativa solo gradualmente. In questo contesto, l'allevamento rappresenta una riserva, con trote che si mantengono su livelli accessibili intorno ai 6 euro al chilo, garantendo una continuità di offerta che la pesca, per sua natura variabile, non può assicurare.

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