Kimi Antonelli vince il Gp di Cina e riporta l’Italia sul gradino più alto del podio dopo vent’anni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il circuito di Shanghai, con le sue lunghe rettilinei e quel mix di curvoni veloci che mettono a dura prova il carico aerodinamico, ha consacrato Andrea Kimi Antonelli. Il diciannovenne bolognese della Mercedes, alla sua seconda gara in Formula 1, ha vinto il Gran Premio di Cina davanti al compagno di squadra George Russell e alla Ferrari di Lewis Hamilton, tero al traguardo. Una vittoria, la prima in carriera per lui, che mancava a un pilota italiano dal 19 marzo del 2006, quando Giancarlo Fisichella trionfò con la Renault in Malesia. Solo ventiquattr’ore prima Antonelli aveva già scritto il suo nome nei libri di storia diventando il più giovane poleman di sempre, a 19 anni, 6 mesi e 17 giorni, stracciando un record che apparteneva a Sebastian Vettel dal 2008. E se la prestazione del sabato aveva fatto alzare piú di un sopracciglio tra gli addetti ai lavori, la domenica ha confermato che non si trattava di un fuoco di paglia.

La gara, va detto, non era cominciata sotto i migliori auspici per il classe 2006. Allo spegnimento dei semafori le due Ferrari, complice una partenza migliore, avevano infilato entrambe le Mercedes, con Hamilton capace addirittura di sopravanzare Antonelli e prendersi la testa della corsa. Un piccolo colpo al cuore per chi sognava la fuga solitaria, ma la reazione del giovane italiano è stata quella dei campioni veri: nel corso del secondo giro, alla staccata del tornante dopo il lungo rettilineo, Antonelli ha rilanciato la sua Mercedes all’interno della Rossa di Hamilton, riprendendosi la posizione e mettendo subito in chiaro chi avrebbe dettato il ritmo. Da lì in poi la sua corsa è stata una progressione costante, fatta di giri veloci e di una gestione delle gomme che ha lasciato di stucco persino il suo box. La safety car, entrata per il ritiro dell’Aston Martin di Lance Stroll, ha mescolato le carte in tavola e complicato la vita a Russell, rimasto impantanato nel traffico e costretto a una rimonta furiosa sulle Ferrari, ma per Antonelli non ci sono state conseguenze. Al restart, con gomme nuove, ha semplicemente allungato, costruendo un margine incolmabile che lo ha portato a vincere con oltre cinque secondi di vantaggio sul compagno di marca.

Dietro di lui, Hamilton e Charles Leclerc si sono esibiti in un duello fratricida fatto di sorpassi e controsorpassi, un testa a testa che ha regalato spettacolo ma che alla fine ha visto prevalere il sette volte campione del mondo, al suo primo podio in rosso. Mentre loro si litigavano le briciole, Antonelli viaggiava dritto verso la bandiera a scacchi, e alla radio, con la voce rotta dall’emozione, ha lasciato andare un “Ce l’abbiamo fatta” che suonava come liberazione e consapevolezza. Una volta sceso dalla macchina, nel paddock, ha abbracciato i meccanici e ha ringraziato tutti quelli che hanno creduto in lui, dalla famiglia alla Mercedes, passando per se stesso, perché arrivare fin lì, a soli diciannove anni, è anche merito di una testa ben salda sulle spalle. Una testa che adesso guida la classifica piloti a soli quattro punti da Russell, complice il ritiro di Max Verstappen e la débâcle della McLaren, con Lando Norris e Oscar Piastri nemmeno partiti per problemi elettrici.

Un successo che riapre i conti e riaccende l'entusiasmo tricolore

Il nome di Antonelli, adesso, finisce dritto in un albo d’oro piuttosto esclusivo: quello degli italiani capaci di vincere un Gran Premio di Formula 1. Una lista che annovera mostri sacri come Alberto Ascari, due volte campione del mondo negli anni Cinquanta, e Nino Farina, primo iridato della storia, ma anche piloti piú recenti come Riccardo Patrese, capace di collezionare sei vittorie in carriera. A differenza di molti di loro, però, Antonelli ci è riuscito al volante di una Mercedes che sulla carta non era la favorita della vigilia, approfittando anche di una domenica storta per le Rosse e per le McLaren, ma dimostrando una freddezza e una maturità che non possono essere frutto del caso. La sua corsa, d'altronde, è stata preparata con cura nei campionati minori, dove ha vinto tutto ciò che c’era da vincere prima ancora di compiere diciotto anni, e il salto in Formula 1, annunciato con grande clamore lo scorso anno, aveva già messo tutti in guardia: il talento c’è, eccome.

Il retroscena Ferrari e il futuro della Mercedes

C'è un dettaglio, in questa storia, che fa sorridere e riflettere. Antonelli, quando aveva appena undici anni, era finito nel mirino della Ferrari. Fu invitato a Maranello, provò il simulatore della Ferrari Driver Academy, e sembrava destinato a crescere in rosso. Poi, però, qualcosa si inceppò: si parlò di un veto legato all’età, di una decisione presa dall'allora management della Gestione Sportiva che avrebbe ritenuto il ragazzo ancora troppo acerbo per un impegno strutturato. Fu a quel punto che bussò alla porta la Mercedes, che non ebbe esitazioni e lo prese sotto la sua ala protettrice. E adesso, a distanza di otto anni, quel bambino scartato dalla Rossa ha riportato l’Italia sul tetto del mondo, al volante di una freccia d’argento, lasciando a Maranello l’amaro in bocca e qualche inevitabile rimpianto. Il Mondiale, con Russell saldamente in testa e Antonelli incollato a lui, passa da Shanghai e si sposta tra due settimane a Suzuka, dove il giovane bolognese proverà a confermare quanto di buono fatto vedere in Cina. La sensazione, comunque, è che l’onda lunga di questo successo non si esaurirà in fretta.

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