Il video di Bonfiglio con il coltello e la conferma dell’autopsia per Daniela Zinnanti
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Redazione Interno
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L’immagine è ferma, granitica nella sua crudezza, a suggellare una sequenza di eventi che la Procura di Messina sta mettendo insieme con la precisione di un mosaico processuale. Santino Bonfiglio, 67 anni, esce dall’appartamento di Daniela Zinnanti e nella mano destra stringe ancora il coltello, quell’arma che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe utilizzato per colpire la donna con una violenza inaudita. Le telecamere di sorveglianza del primo piano dello stabile di via Lombardia hanno registrato il frame decisivo: sono le 22:25 di lunedì 9 marzo, e l’uomo si allontana mentre impugna la lama, un particolare che gli investigatori della squadra mobile hanno subito notato durante la visione dei filmati. Il video, acquisito agli atti e citato nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Alessia Smedile, costituisce un elemento probatorio difficile da scalfire, tanto più se letto in combinato disposto con la doppia confessione resa dal fermato, prima agli agenti e poi nel corso dell’interrogatorio di garanzia tenutosi nel carcere di Gazzi.
Bonfiglio, che si trovava già agli arresti domiciliari a seguito di una denuncia per lesioni presentata dalla stessa Zinnanti – episodio, quello, che le aveva causato la frattura di sette costole – avrebbe fatto ingresso nell’abitazione della ex compagna forzando una finestra con un tondino di ferro, poi recuperato dalla polizia. Nel racconto difensivo, sostenuto dall’avvocato Oleg Traclò, l’incontro sarebbe nato con un intento chiarificatore, per discutere dell’ennesima denuncia che pendeva sul suo capo, ma il confronto sarebbe degenerato quando la donna gli avrebbe riferito di un tradimento recente; a quel punto, ha dichiarato l’indagato, avrebbe perso il lume della ragione. Una versione, questa, che collide con la ferocia del gesto e con la premeditazione che la Procura, nelle parole del pm Roberta La Speme, contesta all’uomo insieme all’aggravante dei futili motivi e all’evasione.
Parallelamente al lavoro di ricostruzione della dinamica, la macchina giudiziaria ha messo in moto gli accertamenti tecnici irripetibili. L’autopsia sul della cinquantenne è stata affidata al professore Alessio Asmundo, medico legale chiamato a stabilire con esattezza il numero dei colpi inferti – si parla di decine di coltellate – e a confermare le modalità dell’aggressione. L’esame, eseguito all’ospedale Papardo, vedrà la partecipazione dei consulenti di parte, i dottori Daniela Sapienza e Nino Bondì per la difesa, e un esperto per la famiglia della vittima, a testimonianza della complessità di un fascicolo che si arricchisce ora di un dato incontrovertibile: l’assenza del braccialetto elettronico. Il dispositivo, che il gip aveva prescritto per monitorare i movimenti di Bonfiglio dopo la denuncia di febbraio, non era mai stato installato per la semplice indisponibilità dello strumento, un vuoto nell’applicazione della misura che ha reso possibile all’uomo di allontanarsi dal proprio domicilio e raggiungere Daniela senza alcun allarme.




