Israele colpisce Sana'a nel tentativo di decapitare la leadership Houthi
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Redazione Esteri
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Mentre il leader del gruppo Houthi si apprestava a parlare alla nazione, l'aeronautica militare israeliana ha sferrato una serie di raid aerei sulla capitale yemenita, Sana'a, prendendo di mira quello che viene identificato come il cuore del potere del movimento ribelle. Le esplosioni, violentissime e riprese da alcune abitazioni private, hanno illuminato il cielo notturno, concentrandosi in particolare nelle aree densamente popolate a sud e a ovest della città. Fonti dell'intelligence, le cui dichiarazioni sono state riportate da emittenti come Al Arabiya, parlano di almeno dieci distinti bombardamenti, definiti dalle Forze di difesa israeliane come "un attacco mirato" contro un sito militare specifico.
L'operazione, che segue l'intercettazione di due droni lanciati dagli Houthi verso Israele nella stessa mattinata, rappresenta il tentativo più recente di Tel Aviv di infliggere un colpo decisivo alla struttura di comando del gruppo. Già dalle analisi pubblicate alla vigilia dell'attacco, come quella apparsa sul Jerusalem Post, emergeva la difficoltà oggettiva di individuare e colpire le "teste pensanti" del movimento, descritte come esperti nella dispersione e nel mimetaggio per eludere proprio questo tipo di azioni cosiddette chirurgiche.
Contrariamente ad altri attori nella regione, che hanno mostrato segni di cautela, gli Houthi non accennano a ridurre la loro pressione militare. Il gruppo, che si configura come l'anello più attivo e determinato in quello che gli analisti definiscono un "cerchio di fuoco", ha infatti portato avanti una campagna offensiva incessante, con un totale di 67 attacchi nell'arco dell'ultimo mese. Il loro arsenale, che include anche il controverso utilizzo di bombe a grappolo, viene costantemente adattato e le tattiche affinate, dimostrando una resilienza operativa che li spinge a continuare nonostante le pesanti rappresaglie subite.




