Israele colpisce in Yemen, raid su Sana’a: decine di vittime tra gli Houthi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’esercito israeliano ha esteso le sue operazioni militari allo Yemen, conducendo un pesante bombardamento – il primo di questa portata – contro postazioni del movimento Houthi nella capitale Sana’a, la cui responsabilità è stata prontamente rivendicata da Tel Aviv. L’attacco, che secondo le prime ricostruzioni avrebbe causato non meno di 35 vittime e oltre un centinaio di feriti, rappresenta una significativa escalation in un conflitto regionale che, giunto ormai al suo settecentoseiesimo giorno, continua ad ampliare il proprio raggio d’azione, coinvolgendo attori sempre nuovi e teatri distanti da Gaza.

L’operazione, per la quale fonti del ministero della Salute yemenita – controllato dagli Houthi – hanno fornito un bilancio provvisorio ma già molto grave, si inserisce in una precisa strategia di risposta alle continue provocazioni del gruppo sciita. Quest’ultimo, infatti, nei giorni immediatamente precedenti aveva lanciato decine di droni verso obiettivi israeliani, azioni che rientrano in una campagna più ampia di disturbo delle rotte marittime e di attacchi nel Mar Rosso. Non è un caso, del resto, che la cosiddetta Global Sumud Flotilla abbia denunciato un nuovo sospetto attacco con drone a una sua imbarcazione, pur dichiarando di voler proseguire imperterrita la sua missione.

Questa mossa offensiva giunge a poca distanza dal controverso raid condotto da Israele a Doha, dove furono presi di mira alcuni alti esponenti di Hamas – tra i quali spicca il nome di Khalil al-Hayya – ospitati dal Qatar a partire dal 2012. In quell’occasione, le forze di Netanyahu agirono in risposta al netto rifiuto opposto dalle leadership del gruppo palestinese alle condizioni poste per la liberazione degli ostaggi. Sebbene non vi sia ancora conferma ufficiale della morte di al-Hayya o di altri dirigenti come Zaher Jabarin e Khaled Meshaal – fonti di Asharq Al-Awsat parlano di due alti esponenti feriti, uno in modo grave – l’episodio aveva già segnato un pericoloso precedente, violando di fatto la sovranità qatariota.

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