Lavrov all’ONU accusa l’Europa: «Ostacola la pace». Tensione con Berlino, l’appello di Zelensky

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sergej Lavrov sceglie ancora una volta il palcoscenico delle Nazioni Unite per attaccare frontalmente l’Unione Europea. Nel suo intervento all’Assemblea Generale a New York, il ministro degli Esteri russo ha sostenuto che Bruxelles «fa di tutto per ostacolare i negoziati di pace» che l’amministrazione Trump, a suo dire, vorrebbe invece portare a termine. Parole pesanti, pronunciate mentre a poca distanza si consumava un altro capitolo di una giornata diplomatica densa di segnali contraddittori.

Un faccia a faccia atteso da anni

Poche ore prima del discorso, Lavrov aveva incontrato il collega tedesco Johann Wadephul. Si tratta del primo colloquio bilaterale a livello di ministri degli Esteri tra Germania e Russia dall’inizio del conflitto in Ucraina, nel febbraio 2022. Un incontro breve, una ventina di minuti secondo quanto filtra dalle delegazioni, richiesto dalla parte tedesca.

Wadephul avrebbe chiesto a Mosca di abbandonare quella che ha definito una pericolosa escalation verso Berlino, l’Europa e la NATO, ribadendo che esiste la possibilità di tornare a un rapporto bilaterale più costruttivo a condizione che la leadership russa dimostri la volontà di porre fine all’aggressione contro Kiev.

La replica fredda del capo della diplomazia russa

La risposta di Lavrov, riferita dalla stessa agenzia russa Tass, non lascia margini di apertura: «Non ho appreso nulla di nuovo». Il ministro avrebbe spiegato di aver chiesto all’omologo tedesco di esporre la posizione in merito e di essersi sentito leggere un testo che riproduceva fedelmente quanto Berlino dichiara pubblicamente ogni giorno.

Nel suo intervento all’ONU, lo stesso Lavrov ha poi attaccato la Germania sul tema della riforma del Consiglio di Sicurezza, sostenendo che non possono esserci nuovi seggi permanenti per Paesi che, a suo giudizio, hanno imboccato una strada di militarizzazione e revanchismo.

L’ottimismo di Trump e il gelo di Kiev

Sul versante opposto dell’Atlantico, Donald Trump continua a ripetere che un accordo tra Russia e Ucraina è possibile e che potrebbe arrivare persino prima dell’inverno. «Voglio che Zelensky si metta d’accordo con Putin e che Putin si metta d’accordo con lui», ha detto il presidente americano, reduce da un colloquio con il leader ucraino a margine dei lavori dell’ONU.

Un ottimismo che però non trova riscontro nelle parole di Volodymyr Zelensky, secondo cui la Russia non sta affatto preparando la fine della guerra e Putin cerca continuamente pretesti per evitare un incontro trilaterale che coinvolga anche Washington. L’ufficio del presidente ucraino ha inoltre smentito le indiscrezioni circolate nelle ore precedenti, secondo cui la Casa Bianca avrebbe spinto per un viaggio di Zelensky a Mosca.

Il pacchetto di aiuti e la notte di attacchi

Sul fronte militare, gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo pacchetto di aiuti all’Ucraina da 400 milioni di dollari, stanziando l’intera somma già approvata dal Congresso. Non ci sarebbero però i missili Patriot, nonostante proprio la difesa aerea rappresenti da mesi la richiesta più insistente da parte di Kiev.

Nelle stesse ore, l’Ucraina ha confermato un attacco con droni contro la raffineria di Ilsk, nella regione russa di Krasnodar: secondo il governatore locale Veniamin Kondratiev, l’incursione ha causato vittime e danni a un edificio residenziale, oltre a incendi in due imprese della zona. La struttura, una delle principali del sud della Russia con una capacità dichiarata di circa 6,6 milioni di tonnellate di greggio all’anno, era già stata colpita più volte in passato.

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