Suio Terme, tragedia in piscina: bimbo di 7 anni muore annegato. Il pm indaga per il “bocchettone assassino”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ombra di una dinamica già tristemente nota si allunga ancora una volta sugli impianti termali italiani, dove il relax si trasforma all’improvviso in una trappola mortale. A Suio Terme, nel comune di Castelforte, in provincia di Latina, un bambino di soli sette anni ha perso la vita nel pomeriggio di sabato, annegando nella vasca di uno dei centri benessere della zona, un parco termale tra i più moderni del comprensorio. La vittima, la cui famiglia è originaria di Roma e si trovava lì per una breve pausa vacanziera, è stata estratta senza vita dai sanitari del 118 nonostante i disperati tentativi di rianimazione, che hanno visto mobilitarsi anche un’auto medica e un’eliambulanza decollata per un trasporto d’urgenza poi rivelatosi purtroppo vano.

L’ipotesi investigativa e i precedenti

Sul posto, immediatamente dopo l’allarme, sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Formia, che hanno avviato i primi accertamenti sotto il coordinamento del pm di Cassino, Alfredo Mattei. Tra le ipotesi al vaglio, e che sembra prendere sempre più consistenza nelle prime battute dell’inchiesta, c’è quella del cosiddetto “effetto Venturi”: il piccolo potrebbe essere rimasto incastrato o risucchiato da un bocchettone di aspirazione dell’impianto, una forza che gli avrebbe impedito di riemergere in superficie nonostante la poca profondità dell’acqua. La salma è stata sottoposta a sequestro, così come l’intera area della piscina, in attesa degli accertamenti tecnici disposti dalla procura; si tratta di una tragedia che arriva a distanza di pochissimi giorni da un’altra, simile, verificatasi nel Riminese, dove durante le vacanze di Pasqua un ragazzino di dodici anni morì risucchiato dal bocchettone di un idromassaggio in un hotel di Pennabilli.

L’intervento dei soccorsi

La cronaca di quelle drammatiche ore racconta di una macchina dei soccorsi scattata immediatamente, anche se ogni sforzo si è rivelato inutile per strappare il piccolo alla morte. Quando i sanitari del 118 sono arrivati alle Terme Vescine – questo il nome della struttura – il bambino era già in arresto cardiocircolatorio; i tentativi di rianimazione, durati a lungo, non sono serviti a evitare il peggio, e l’eliambulanza Pegaso, atterrata nei campi adiacenti, è infine rientrata alla base senza trasportare il paziente. La famiglia, sotto choc, è stata assistita dagli psicologi del 118, mentre i militari hanno provveduto a isolare la vasca per permettere al consulente tecnico del pm di effettuare i rilievi del caso.

Le indagini in corso

Nulla è ancora certo, chiaramente, riguardo alla dinamica esatta, ma la procura di Cassino non esclude alcuna pista, compresa quella relativa alla manutenzione e alla sicurezza dell’impianto, un aspetto che in passato è stato spesso al centro di contestazioni in casi analoghi. Il magistrato, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, procederà nei prossimi giorni all’affidamento dell’incarico per l’autopsia sul del bambino, un esame fondamentale per stabilire se la morte sia effettivamente dovuta ad annegamento o a un malore precedente al contatto con il sistema di aspirazione. La struttura, nel frattempo, rimane inaccessibile, e gli inquirenti stanno acquisendo i filmati dei sistemi di videosorveglianza interni, oltre a raccogliere le testimonianze dei presenti al momento del fattaccio.

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