Il falsario, su Netflix il noir di Lodovichi nella Roma degli anni di piombo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La pellicola, ispirata al libro "Il falsario di Stato" di Nicola Biondo e Massimo Veneziani e scritta da Sandro Petraglia, ricostruisce con toni da noir la vicenda di Antonio Chichiarelli, un personaggio reale che, a metà degli anni Settanta, si ritrovò coinvolto in uno dei periodi più bui e intricati della storia recente. Il regista Stefano Lodovichi, noto al pubblico per serie televisive di successo, affronta per la prima volta sul grande schermo un'epoca complessa, fatta di ambiguità e colpi di scena, che viene raccontata attraverso gli occhi di un uomo comune il cui talento artistico si scontra con le trame della malavita e del potere.

Tra realtà e finzione, la storia di Toni

La trama segue le orme di Toni, interpretato da un convincente Pietro Castellitto, il quale, insieme a due compagni di viaggio – un prete e un operaio –, arriva nella capitale con l'ambizione di fare fortuna. "Sembra l'inizio di una barzelletta", osserva con ironia lo stesso protagonista, e invece quel viaggio segna l'ingresso in una storia ben più grande di loro. Lodovichi, come ebbero a fare i giornalisti autori del saggio, sceglie di dichiarare subito il proprio punto di vista, inserendo in esergo la frase "Una delle tante storie possibili", quasi a sottolineare la natura parziale e interpretativa di una ricostruzione che mescola sapientemente documenti e invenzione narrativa.

Un cast corale per un'epoca grigia

Attorno alla figura di Castellitto, che restituisce tutta la sfacciataggine e la vulnerabilità del falsario, si muove un gruppo di attori di primo piano. Giulia Michelini, Edoardo Pesce e Claudio Santamaria completano il quadro di un racconto corale, dove le singole esistenze si intrecciano inesorabilmente con gli eventi storici. Il film, presentato in anteprima alla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, è stato al centro di un incontro all'Auditorium con il regista e l'intero cast, un momento di confronto che ha permesso di approfondire le scelte registiche e il meticoloso lavoro di ambientazione in un decennio che continua a dividere e affascinare.

Lo sguardo sul male nelle sale

Nella stessa giornata della kermesse romana è stato presentato anche "Good Boy", un thriller psicologico diretto da Jan Komasa, che con "Il falsario" condivide una riflessione profonda sulle pieghe più oscure dell'identità umana. Due opere, seppur distanti per genere e ambientazione, che dimostrano come il cinema contemporaneo continui a interrogarsi sulle radici del male e sulle maschere che gli individui indossano. Mentre "Il falsario" si prepara a debuttare in esclusiva sulla piattaforma Netflix, un altro film, "Confiteor" di Bonifacio Angius, annuncia il suo arrivo nelle sale, a suggerire una rinnovata attenzione per storie che scavano nell'animo e nella cronaca.

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