De Zerbi e il Marsiglia, la rottura dopo la scoppola di Parigi: fuori dalla Champions e quarti in Ligue 1, la resa delle pantere

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’Olympique Marsiglia e Roberto De Zerbi non sono più una cosa sola. La notizia, nell’aria ormai dal ko patito a opera del Bruges – quel 3-0 che a fine gennaio aveva già fatto vacillare la panchina del tecnico bresciano -3-5 –, è stata certificata nella notte tra martedì e mercoledì da un comunicato secco, gelido persino nei ringraziamenti formali. Il club, o meglio «tutti gli attori della dirigenza» come recita la nota, dal proprietario Frank McCourt al presidente Pablo Longoria passando per il direttore sportivo Medhi Benatia, ha optato per quella che definisce una «decisione collettiva e difficile» -1-2-7. Si tratta di una separazione consensuale, va sottolineato, e non di un esonero; un espediente retorico, e al contempo giuridico, che salva la faccia a entrambe le parti e che consente al club di risparmiarsi il pagamento del residuo contrattuale. Un contratto, quello di De Zerbi, firmato nel giugno del 2024 e valido fino all’estate del 2027, quando il progetto sembrava ambizioso e l’uomo scelto per riportare l’OM sul tetto di Francia appariva essere proprio lui, reduce da due stagioni al Brighton ritenute convincenti -2-10.

La scintilla definitiva, quella che ha fatto deflagrare un rapporto già incrinato da screzi interni e da una classifica deficitaria, è stata però la manita subita domenica scorsa al Parco dei Principi. Il 5-0 rifilato dal Paris Saint-Germain, cinque reti incassate senza opporre resistenza, ha rappresentato molto più di una semplice batosta sportiva: è stato l’emblema di una fragilità strutturale che lo stesso De Zerbi, al termine della gara, aveva amaramente ammesso. «Non ho mai allenato una squadra così instabile», aveva dichiarato il 46enne, chiedendo scusa ai tifosi e definendo la prestazione dei suoi una «totale disperazione» -8-9. Parole pesanti, pronunciate davanti ai giornalisti e che già lasciavano intendere come il feeling tra la panchina e lo spogliatoio si fosse definitivamente reciso. Un gruppo, quello marsigliese, che l’allenatore italiano aveva descritto come imprevedibile, capace di alternare prestazioni convincenti – come nelle uscite contro Rennes e Lens – a crolli verticali senza apparente soluzione di continuità -9.

Se l’onta del Classique è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, è però nel cammino europeo che vanno ricercate le radici più profonde della frattura. La campagna di Champions League si era chiusa anzitempo, con appena tre vittorie e cinque sconfitte; il ko per 3-0 in casa del Bruges aveva sancito l’eliminazione dalla competizione e, contestualmente, aveva aperto ufficialmente la crisi -2-4. All’epoca De Zerbi si era presentato in conferenza stampa con un eloquente «sono ancora qui», quasi a dover respingere voci insistenti di un addio imminente -5. Era il 28 gennaio e l’allenatore, dopo aver saltato una seduta di allenamento e dopo essersi confrontato a lungo con Longoria e Benatia, aveva ottenuto una fiducia che oggi, a distanza di nemmeno due settimane, appare tradita -3.

Una stagione altalenante e il secondo posto da difendere

Non era cominciata male, l’avventura francese di De Zerbi. Anzi, il primo anno si era chiuso con un lusinghiero secondo posto in Ligue 1 – a diciannove lunghezze dal Psg, certo, ma pur sempre un podio che mancava da tempo – e con il gradimento inequivocabile del Vélodrome, stadio esigente e passionale -1-4. Il tecnico bresciano era stato accolto come un innovatore, quasi un intellettuale del pallone capace di sposare la causa marsigliese con slancio. I problemi sono emersi con l’inizio della nuova stagione, quando la squadra non ha saputo confermare le aspettative. Attualmente quarta in classifica, distante ben dodici lunghezze proprio dal Psg capolista, l’OM si ritrova a dover inseguire un piazzamento utile per la prossima Champions senza più la guida dell’uomo che quella qualificazione l’aveva conquistata sul campo -3-8.

Alle difficoltà prettamente tecniche si sono sommate tensioni spogliatoio di non poco conto. Durante l’estate, un acceso alterco tra Adrien Rabiot e Jonathan Rowe era degenerato al punto da richiedere l’intervento della dirigenza, e i due giocatori erano stati di fatto messi sul mercato, trovando entrambi collocazione in Italia -3. Un episodio, quello del pugno nello spogliatoio, che aveva già messo in discussione la capacità dell’allenatore di tenere le redini del gruppo e che aveva minato la fiducia della società nei confronti del progetto tecnico.

Il futuro del tecnico e l’immediato presente dell’Om

De Zerbi torna dunque disponibile. Libero da vincoli contrattuali, il suo nome era già stato accostato ad alcune panchine di prestigio ancora prima che l’ufficialità della separazione venisse diffusa. Si parla di un ritorno in Premier League, campionato nel quale si era fatto apprezzare per il calcio propositivo espresso a Brighton, e alcune indiscrezioni provenienti da Oltremanica ipotizzano un interessamento concreto da parte del Tottenham -8. Altre fonti, pur autorevoli, citano anche un generico interesse del Manchester United, sebbene in questo momento la panchina dei red devils sia affidata al rientrante Michael Carrick in attesa di valutazioni più ponderate a fine stagione -6.

Parallelamente, il Marsiglia si trova ora nella condizione di dover reperire un successore in tempi rapidi. La squadra è attesa dal campionato e dalla Coppa di Francia, e la società sta valutando figure interne – il nome dell’assistente Jacques Abardonado e quello di Romain Ferrier, tecnico della squadra riserve, circolano con insistenza – per traghettare il gruppo fino al termine dell’annata -8. L’augurio formulato dal club nella nota ufficiale, quello di «augurargli il meglio per il resto della carriera», suona come un commiato formale ma privo di calore, la chiusura asettica di una relazione cominciata con ambizioni da primato e naufragata sotto i colpi di Dembelé e compagni, in quella sera parigina che ha finito per segnare il destino di un allenatore e della sua squadra.

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