Il mondo della pelle tira la cinghia, "Aiuti subito o tagli ai posti di lavoro"
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Redazione Economia
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La crisi del settore moda in Italia non accenna a diminuire. Dopo la chiusura di Lineapelle Milano, dove l'industria della pelle ha mostrato la sua forza e innovazione, si torna a parlare di difficoltà. La filiera della moda è in affanno da mesi, con sindacati che lanciano nuovi allarmi dopo un incontro a Roma con i tecnici del ministero. Il Centro tessile di Cernusco sul Naviglio ha portato la sua voce in Parlamento, descrivendo una situazione drammatica.
Il Pronto Moda, pilastro dell'eccellenza italiana, affronta sfide senza precedenti. La pandemia di Covid-19 e la complessa situazione geopolitica hanno creato una crisi che rischia di piegare l'industria della moda e le migliaia di famiglie che ne dipendono. In Toscana, la crisi del settore moda ha portato a nuove richieste di cassa integrazione. A Scandicci, la GT, la GPA di Figline Valdarno e la Garpe di Piancastagnaio, tutte aziende di proprietà Gucci, hanno richiesto la cassa integrazione per i loro dipendenti.
A Prato, le strade un tempo animate dai capannoni cinesi del pronto moda sono ora deserte. Via Calabria, via Piemonte e via Liguria, che un tempo ospitavano centinaia di stanzoni, sono ora vuote. La tragedia del 2013, in cui sette operai morirono in un incendio mentre dormivano nei loculi della fabbrica, ha segnato una discontinuità nel distretto dell'abbigliamento.
La crisi del settore moda in Italia è un problema complesso che richiede interventi immediati.




