Stefano, operaio della moda da 18 anni, «Ero sicuro di avere il posto fisso invece all'improvviso mi trovo senza niente»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Stefano Mattioli, 42 anni, ha trascorso quasi metà della sua vita lavorativa come operaio in un'azienda di accessori per pelletteria di alta moda a Calenzano. Da febbraio scorso, tuttavia, si trova in cassa integrazione. La mancanza di lavoro, ordini e prospettive ha colpito duramente il settore della moda, lasciando Stefano e molti altri lavoratori senza certezze. I titolari dell'azienda, dopo aver riconosciuto un aumento di stipendio dovuto di diritto, hanno improvvisamente mandato tutti a casa.

Sofia Iodice, giovane lavoratrice in una fabbrica di pelletteria, si trova nella stessa situazione. Da un mese in cassa integrazione, Sofia protesta davanti alla prefettura di Firenze con una delle tante bandiere dei sindacati. La sua voce, insieme a quella di circa duemila altri lavoratori, si leva per chiedere tutela e sostegno in un settore che da mesi subisce un grave calo del lavoro.

La manifestazione regionale di ieri, promossa da Cgil, Cisl e Uil fiorentine, ha visto una significativa adesione anche dal Valdarno aretino. L'emergenza occupazionale è ormai regionale, con Arezzo, la Piana fiorentina e il Valdarno inferiore tra i distretti più colpiti. I lavoratori della moda chiedono ammortizzatori sociali e legalità nel distretto, sottolineando l'importanza di ascoltare la voce di chi lavora nella moda e nelle sue filiere.

La situazione della moda in Toscana, e più in generale in Italia, richiede un'inversione di rotta al più presto.

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