Polonara dice basta al basket giocato: «Ci ho provato, ma è ora di lasciare»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il parquet del PalaDelMauro di Avellino, quello stesso su cui aveva ripreso ad allenarsi in solitaria dopo mesi di buio, resterà l’ultimo testimone silenzioso di un tentativo di ritorno che non si è trasformato in una seconda giovinezza. Achille Polonara, l’ala marchigiana che aveva messo d’accordo critica e pubblico per la capacità di leggere il gioco come pochi, ha annunciato nella serata di ieri – attraverso un post pubblicato sul proprio profilo Instagram – la decisione di chiudere definitivamente con l’agonismo. «Ci ho provato», scrive lui, e quelle tre parole pesano più di qualsiasi statistica, perché arrivano dopo una battaglia che non si gioca su due tempi regolamentari: la leucemia mieloide, diagnosticata nel giugno del 2025, lo aveva messo con le spalle al muro, costringendolo prima a fermarsi, poi a ricominciare da capo, lontano dai riflettori.

Il coraggio di una scelta meditataNessun gesto plateale, nessuna conferenza stampa con le luci abbassate. Polonara ha scelto le parole misurate di un atleta che, dopo aver rischiato la vita, non intende regalare al pubblico un’immagine edulcorata del proprio congedo. «Voglio che mi ricordiate per quel che ero», ha scritto ancora, e in questa frase si legge il rifiuto netto di diventare una caricatura di sé stesso, un giocatore che scende in campo per inerzia o per compassione. Gli allenamenti individuali al PalaDelMauro – palcoscenico a lui familiare, avendolo calcato da avversario della Scandone in diverse occasioni – rappresentavano l’ultimo ponte verso una carriera che avrebbe voluto prolungare. Ma il, a volte, oppone un veto più autorevole di qualsiasi contratto. La leucemia mieloide, infatti, non è un avversario che si lascia alle spalle con un paio di canestri ben assestati; richiede monitoraggi costanti, terapie pesanti e una lucidità che mal si concilia con i ritmi forsennati del basket professionistico.

Il ringraziamento a chi lo ha accompagnatoNel lungo messaggio di commiato – che ha subito inondato la sezione commenti di messaggi provenienti da ogni angolo del mondo dei canestri – l’azzurro ha voluto dedicare un passaggio specifico a tutte le figure che hanno scandito il suo percorso. «Grazie a coaches, grazie ai compagni, allo staff medico di ogni squadra dove sono stato per avermi fatto sentire un BRAVO giocatore ma soprattutto un UOMO», si legge in una porzione del testo che alterna maiuscole volutamente enfatiche a un tono intimo e riconoscente. Non c’è amarezza nella sua voce, semmai la stanchezza di chi ha combattuto su due fronti: quello invisibile della malattia e quello visibile del rettangolo di gioco. E in questo elenco di ringraziamenti spicca l’assenza di qualsivoglia recriminazione: Polonara non cerca colpevoli, non addita la sorte, non trasforma il proprio ritiro in un atto d’accusa verso la pallacanestro che pure lo ha messo alla prova fino allo stremo.

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