Il "Lillo mambo" e la frecciata a Petrecca: la seconda serata tra comicità surreale e riferimenti olimpici

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La seconda serata del Festival di Sanremo 2026, condotta da Carlo Conti affiancato da Laura Pausini, ha trovato una sua precisa identità, dopo un avvio forse troppo concentrato sulle esibizioni canore, nel momento in cui sul palco dell’Ariston è salito Lillo Petrolo. Il comico, presentatosi scendendo la scalinata in modo volutamente goffo e di traverso, ha subito dichiarato la sua linea artistica con un auto-ritratto ironico e spiazzante: “Presento, recito, ballo e canto. Faccio tutto male”. Una premessa che conteneva in sé il germe di una performance costruita sulla decostruzione dei meccanismi stessi della conduzione televisiva, giocata su tempi comici perfetti e su un’alternanza di registri capace di tenere il pubblico incollato allo schermo.

L’intervento di Lillo si è snodato attraverso una carrellata di luoghi comuni del mestiere del presentatore, elencati con la precisione di chi quei meccanismi li conosce e li frequenta da una vita. Dopo aver impersonato il ruolo del conduttore standard, l’artista ha virato improvvisamente verso la recitazione pura, calandosi con cupa intensità in un passo dal celebre monologo di "Morte di un commesso viaggiatore" di Arthur Miller. Un cambio di registro talmente improvviso e profondo da meritarsi l’immediata interruzione da parte di Carlo Conti, richiamato all’ordine da un ruolo che qui si faceva spalla perfetta. Il clou della sua esibizione, però, è arrivato con la trasformazione in "urlatore di mambo", un personaggio talmente esilarante da strappare una standing ovation del Teatro Ariston e persino la richiesta del bis, concessa prontamente da Lillo con una variante ancora più virtuosa e sopra le righe. Il picco di ascolto della serata, con un clamoroso 66.1% di share toccato intorno alla mezzanotte e quarantotto, è stato registrato proprio durante questa sua seconda performance, a riprova di come la sua comicità abbia fatto centro -7-10.

Un dialogo sull’assurdo che diventa frecciata istituzionale

Dall’apparente nonsense di una gag, però, è emerso uno dei momenti più commentati e discussi della seconda serata. Nel corso del loro scambio, Lillo ha chiesto a Conti se fosse il caso di ribadire che ci si trovava al Teatro Ariston, quasi a sottolineare l’ovvietà della location. La risposta del conduttore e direttore artistico non si è fatta attendere ed è stata fulminea: “E dove sennò? Al teatro Olimpico?”. Una battuta che, nella sua immediatezza, ha evocato con precisione la recente e rovinosa gaffe televisiva di Paolo Petrecca, all’epoca direttore di Rai Sport, il quale durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina aveva aperto la telecronaca dallo stadio di San Siro salutando i telespettatori dal (fantomatico) “stadio Olimpico” -5-8.

Il riferimento, colto immediatamente dal pubblico in sala e dagli spettatori a casa, ha trasformato un semplice scambio umoristico in una notizia nel notiziario, capace di riportare al centro del dibattito quelle polemiche che avevano portato allo sciopero dei giornalisti di Rai Sport e alle successive dimissioni del direttore. La battuta di Conti, sospesa tra la complicità con Lillo e l’inevitabile rievocazione di un episodio che ha segnato l’immagine della televisione pubblica in occasione di un evento globale, ha mostrato come il palco del Festival possa diventare anche un luogo per commentare, con leggerezza ma non senza una certa puntura, le vicende interne al mondo della comunicazione.

I meccanismi di una serata che ha ritrovato il suo ritmo

Al di là del caso specifico, l’intera seconda serata ha beneficiato della presenza di Lillo che, insieme a Pilar Fogliati e ad Achille Lauro, ha completato il team di co-conduttori affiancati a Conti e Pausini. Dopo un inizio di Festival giudicato da alcuni critici come troppo compassato o eccessivamente musicale, l’innesto della comicità fisica e surreale di Lillo ha restituito all’Ariston quella verve che sembrava mancare. L’artista ha saputo muoversi con intelligenza, entrando in punta di piedi come una spalla per poi, gradualmente, prendersi la scena con i suoi tempi e le sue trovate, dimostrando una padronanza assoluta del palcoscenico. Ogni suo intervento, dal lancio degli artisti in gara alle incursioni nei momenti di raccordo, è stato costruito su piccoli dettagli, su facce, stacchi musicali e variazioni di tono che hanno fatto la differenza.

Sul palco, intanto, si alternavano i quindici big in gara e i momenti istituzionali, come la premiazione di Fausto Leali per la sua carriera e l’omaggio agli atleti olimpici e paralimpici di Milano Cortina, presenti in sala Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi. La serata ha così intrecciato la musica con l’intrattenimento puro e con la celebrazione dello sport, trovando un suo equilibrio anche grazie alla capacità di Lillo di alleggerire la tensione e di regalare sprazzi di comicità che resteranno tra i momenti più memorabili di questa edizione. Un vero e proprio "mambo" performativo, per usare una sua espressione, che ha scardinato le aspettative e riconquistato il pubblico, regalando a Sanremo quella scintilla di imprevedibilità di cui sentiva il bisogno.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.