Sanremo, il dovere della musica: Achille Lauro commuove l’Ariston con “Perdutamente” per le vittime di Crans-Montana
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Redazione Interno
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La seconda serata del Festival scorre via tra i binari di uno spettacolo rodato, che Carlo Conti guida con la consueta mano ferma, ma è un momento di pausa, un’interruzione del copione previsto, a lasciare il segno più profondo sul palco dell’Ariston. Il direttore artistico, affiancato da Laura Pausini e dai co-conduttori Pilar Fogliati e Lillo, deve fare i conti con l’ombra lunga degli ascolti del debutto, calati di circa sette punti percentuali rispetto all’edizione precedente, un dato che pure non scalfisce la convinzione di aver confezionato “un buon prodotto”, come lui stesso tiene a rimarcare in conferenza stampa -1-6. Ma la musica, si sa, vive di imprevisti, e la scaletta della serata subisce una modifica sostanziale, voluta e sentita, che trasforma l’esibizione di Achille Lauro in un momento di raccoglimento collettivo.
L’artista romano, chiamato sul palco anche in veste di co-conduttore, aveva in programma di duettare con Laura Pausini in “16 marzo”, cosa che puntualmente avviene regalando al pubblico un’interpretazione intima e intensa del brano del 2020, e di proporre “Incoscienti giovani”, il suo pezzo dell’anno precedente -2. E invece no. In un silenzio che si fa improvvisamente denso, Lauro cambia registro e attacca “Perdutamente”. La scelta, come spiega poi lo stesso Conti, non è casuale ma nasce da un’immagine potente, di quelle che la cronaca a volte consegna alla memoria collettiva: quella di Erica Didone, la madre di Achille Barosi, uno dei giovanissimi rimasti uccisi nel rogo del locale Le Constellation a Crans-Montana la notte di Capodanno, che durante il funerale del figlio sedicenne, officiato nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano, ha intonato proprio quelle parole accanto alla bara -2-4. Una canzone, quella di Lauro, che madre e figlio erano soliti cantare insieme nei loro viaggi in auto, trasformata dall’indicibile dolore di una donna in un estremo, straziante saluto.
Il meccanismo televisivo, fatto di luci e coreografie, lascia spazio a una sobrietà quasi austera. Lauro, con voce tesa e misurata, restituisce all’Ariston e al pubblico da casa quella stessa intensità, consapevole che il palcoscenico, in quel frangente, diventa veicolo per un messaggio che travalica la competizione canora. “Credo che la musica abbia il compito di accompagnarci nella vita”, dichiara l’artista al termine dell’esibizione, raccogliendo l’applauso convinto della platea e della sala stampa, “se questa cosa può aver confortato anche solo una persona per noi era un dovere” -8. Un dovere, quello di trasformare una hit in un inno alla memoria, che il cantante ha subito accolto quando la produzione glielo ha proposto, dopo aver visto le immagini di quel funerale in cui il dolore privato di una famiglia si era fatto collettivo.




