Netanyahu ordina lo smantellamento degli avamposti illegali in Cisgiordania. Nuovi raid nel sud del Libano
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Redazione Esteri
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In una mossa che ha colto di sorpresa molti osservatori, maturata sotto la forte pressione diplomatica degli Stati Uniti, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha ordinato l'evacuazione e lo smantellamento degli avamposti illegali dei coloni in Cisgiordania.
La decisione, che rappresenta una svolta significativa nella politica del leader israeliano, storicamente vicino alle istanze dei coloni, giunge all'indomani dell'incontro tra l'ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, e i palestinesi-americani della regione, durante il quale il diplomatico aveva bollato gli estremisti violenti come "terroristi", sollecitando severe sanzioni nei loro confronti. L'iniziativa, tuttavia, ha subito aperto una profonda spaccatura all'interno del governo israeliano, scatenando la dura reazione dell'ala più radicale della compagine di governo.
Le pressioni di Washington e la posizione dell'ambasciatore Huckabee
La svolta nella politica israeliana in Cisgiordania è stata direttamente innescata dalle pressioni esercitate dall'amministrazione Trump, che ha fatto della lotta alla violenza dei coloni un punto nodale della propria strategia nella regione.
L'ambasciatore Mike Huckabee, figura di spicco della destra evangelica ma ora chiamato a gestire le complesse dinamiche sul campo, ha assunto una posizione particolarmente dura, definendo "ripugnanti" le azioni dei coloni coinvolti in atti di intimidazione e violenza contro le popolazioni palestinesi, arrivando a parlare di veri e propri atti di "terrorismo".
Le sue dichiarazioni pubbliche, che hanno fatto da preludio all'ordine di Netanyahu, hanno posto l'accento sulla necessità, per Israele, di agire contro i comportamenti criminali degli estremisti, indicando chiaramente che la tolleranza di Washington verso questi episodi era giunta al capolinea.
La visita di Huckabee, durante la quale due coloni israeliani si sono avvicinati in modo provocatorio al luogo dell'incontro con i palestinesi-americani, ha ulteriormente accentuato la tensione e reso evidente la sfida lanciata all'amministrazione americana dai frange più estreme del movimento dei coloni.
La reazione della destra e la spaccatura nel governo israeliano
L'annuncio dello smantellamento degli avamposti, che secondo quanto riportato da fonti israeliane potrebbe riguardare circa un centinaio di insediamenti non autorizzati sorti principalmente nelle aree A e B della Cisgiordania, è stato accolto con un'ondata di critiche dall'ala destra del governo.
A dare voce al malcontento è stato il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, esponente di spicco del sionismo religioso, che ha confermato la decisione del premier pur manifestando il proprio "non gradimento" per una misura che considera lesiva degli interessi nazionali di Israele. La frattura apertasi nel governo è tanto più significativa in quanto la politica degli insediamenti è stata storicamente uno dei pilastri dell'azione politica di Netanyahu e dei suoi alleati di destra.
L'ordine di sgombero, se attuato, rappresenterebbe un'inversione di rotta rispetto alla prassi consolidata, che ha visto il governo israeliano spesso riconoscere retroattivamente gli avamposti illegali, concedendo loro finanziamenti e favorendone l'espansione.
Il contesto giudiziario: l'intervento dell'Alta Corte
Le pressioni su Netanyahu e la sua maggioranza non provengono solo dall'esterno. Nello stesso periodo in cui si consumava la svolta politica, l'Alta Corte di Giustizia israeliana ha emesso una dura sentenza contro l'incapacità del governo e delle forze di sicurezza di frenare la violenza dei coloni.
I giudici, pronunciandosi sul ricorso di cittadini palestinesi di Jalud, sfollati con la forza, hanno definito il fenomeno della violenza estremista "assolutamente inaccettabile" e in contrasto con i "valori fondamentali e i principi morali dello Stato di Israele", ordinando all'esercito e alla polizia di consentire il ritorno in sicurezza degli sfollati entro un termine perentorio.
Questa decisione giudiziaria, che si è spinta fino a minacciare l'esercito di dover dimostrare l'attuazione della sentenza, ha aggiunto un ulteriore tassello alle pressioni istituzionali che hanno costretto Netanyahu a compiere un passo che la sua stessa maggioranza giudica con estremo scetticismo.
L'escalation su altri fronti: raid nel sud del Libano
Mentre la tensione politica si concentrava sugli sviluppi in Cisgiordania, la situazione militare sul terreno non accennava a placarsi su altri fronti caldi del conflitto. Nel sud del Libano si sono registrati nuovi bombardamenti e raid aerei attribuiti a Israele, in particolare nell'area di Nabatieh, causando vittime e feriti e mettendo a dura prova la tenuta di un cessate il fuoco già fragile.
Le operazioni militari, che proseguono senza sosta anche nella Striscia di Gaza, testimoniano come la decisione su un fronte specifico, per quanto significativa, non possa essere disgiunta da una crisi regionale che continua a manifestarsi con violenza su più direttrici.
L'ordine di smantellare gli avamposti illegali, pur rappresentando un evento di rilevanza politica notevole, si inserisce in un contesto di fuoco incrociato che coinvolge non solo le dinamiche interne israeliane e i rapporti con i palestinesi, ma anche le complesse relazioni regionali con attori come l'Iran e il movimento Hezbollah in Libano.
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