Taranto, cinque fermi per gli assalti con esplosivi ai bancomat
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Redazione Interno
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Una lunga e precisa attività investigativa, concentrata in un arco temporale di poche settimane, ha portato all’esecuzione di cinque fermi di indagati, sospettati di essere gli autori materiali di una lunga serie di assalti a sportelli bancomat condotti con l’utilizzo di esplosivi. L’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Taranto, svolta sotto la regia della Procura della Repubblica locale, ha così interrotto l’attività di un gruppo che aveva seminato una scia di danni e di allarme sociale tra la Puglia e altre regioni del Sud Italia, spingendosi fino al Lazio. L’inchiesta, definita “lampo” dagli stessi inquirenti per la rapidità con cui è stata condotta, si è basata su un lavoro di analisi degli spostamenti e delle tecniche utilizzate, che hanno fatto emergere un modus operandi consolidato e ripetitivo.
Il modus operandi e l’attività della banda
Il metodo impiegato dal gruppo, noto in gergo come “tecnica della marmotta”, prevedeva l’utilizzo di ordigni esplosivi artigianali per far saltare le cassette di sicurezza degli sportelli automatici, azioni che venivano compiute in tempi serrati e su territori anche molto distanti tra loro, dalla provincia ionica fino alla Campania. Gli investigatori, coordinati dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Taranto, hanno ricostruito una vera e propria mappa dei colpi, individuando i momenti in cui la banda si muoveva per colpire in aree diverse, sfruttando la rete autostradale per confondere le piste. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati, oltre al denaro contante frutto presumibilmente delle rapine, anche sostanze stupefacenti, un elemento che ha aperto ulteriori scenari di indagine sulle possibili destinazioni del ricavato illecito.
Le dichiarazioni della Procura e il quadro giudiziario
Nel corso di una conferenza stampa convocata per illustrare i risultati dell’operazione, il Procuratore Capo di Taranto ha sottolineato l’efficacia della sinergia tra l’Arma e la magistratura inquirente, un connubio che ha permesso di raccogliere prove decisive in un lasso di tempo relativamente breve. Le accuse a carico dei cinque fermati, i cui nomi non sono stati resi noti in questa fase, sono particolarmente gravi e comprendono non solo la rapina aggravata, ma anche la detenzione e l’impiego di sostanze esplosive, reati che comportano pene detentive severe. L’attività del gruppo, stando alle ricostruzioni, non si limitava alla sola provincia di Taranto ma interessava un’area più vasta, comprendente la limitrofa Basilicata ionica, dove si erano registrati episodi analoghi.
L’impatto sul territorio e il prosieguo delle indagini
Gli assalti, oltre ai danni materiali ingenti causati alle strutture bancarie, avevano generato un comprensibile clima di insicurezza, soprattutto nelle zone periferiche o meno presidiate dove spesso vengono collocati gli sportelli automatici. La tecnica violenta, che prevedeva esplosioni notturne, rappresentava un pericolo concreto non solo per l’integrità delle cose ma, potenzialmente, anche per le persone. Le indagini proseguono ora per accertare l’eventuale esistenza di altri complici o mandanti, nonché per tracciare con precisione tutti i flussi finanziari derivanti dalle rapine, al fine di identificare le reti di riciclaggio del denaro. Il sequestro di droga, d’altronde, lascia ipotizzare collegamenti con altri traffici illeciti, un filone che gli inquirenti esploreranno nei prossimi passaggi dell’inchiesta.




